Interventi alimentari per l'atleta professionista
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Tra tutte le scienze applicate allo sport, la nutrizione è quella che, dopo quella dell'esercizio fisico, maggiormente influenza la performance sportiva. Vari studi hanno messo in evidenza come spesso, anche atleti d'elite, assumessero una quantità insufficiente di macro e micronutrienti. Ad alti livelli, il margine tra vittoria e sconfitta è molto piccolo.Più recentemente si è visto come la giusta percentuale tra i vari macronutrienti, ed il corretto timing di assunzione in rapporto all'allenamento/gara potesse potesse influire sull'atleta e quindi sulla performance sportiva.
Da un punto di vista procedurale vanno poste alcune tappe per la valutazione dell'intervento nutrizionale per l'atleta.
- indagine anamnestico-nutrizionale;
- valutazione del dispendio energetico;
- valutazione della composizione corporea;
- valutazione dello stato di stress ossidativo;
I radicali dell'ossigeno (ROS) sono prodotti fisiologicamente durante i processi fisiologici e la loro azione dannosa sulle membrane cellulari viene per cosi dire "tamponata" da un complesso sistema antiossidante del nostro organismo.
Nell'attività sportiva, soprattutto se agonistica ed intensa, si ha un'aumentata produzione di citochine pro-infiammatrorie e di radicali liberi, cui non sempre si contrappone una adeguata "risposta antiossidante". Quando questo equilibrio tra stress ossidativo e risposta antiossidante, viene alterato, a favore del primo, si crea una situazione detta "stress ossidativo" che può influire negativamente proprio sulla predisposizione agli infortuni.
Una corretta alimentazione, ricca in antiossidanti e con limitazione di cibi ad alto indice/carico glicemico, si opporrà naturalmente a questi meccanismi nocivi per la salute dell'atleta.
La valutazione del dispendio energetico, eventualmente valutata anche con Holter metabolici, può fornire una valutazione piuttosto accurata, anche settimanale, del dispendio di energia.
La valutazione della composizione corporea, ad esempio mediante bio-impedenziometria, è utilissima per il monitoraggio dello stato di benessere dell'atleta, uno specchio fedele del corretto stato nutrizionale , sia per quanto rigurda il rapporto tra massa magra FFM) e massa grassa (FM), sia per lo stato di idratazione dell'atleta.
PSICOLOGIA: Giochi Mondiali Special Olympics delle persone con disabilità intellettiva
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La vita della persona è determinata da una serie di scelte sin dalla nascita, tali scelte possono essere volontarie o involontarie, proprie o fatte da altri, e, a queste scelte, corrispondono degli esitamenti in quanto quando si sceglie, allo stesso tempo si evita qualcos’altro.
Quindi, diventa importante per la persona l’attenzione verso le cose che si fanno o che si evitano, diventa interessante pensare che si fanno delle cose per evitare di farne altre, diventa importante fare le cose con un’attenzione ed un interesse costante e non per abitudine, diventa interessante chiedersi, accorgersi di quello che si fa, che si sta facendo.
Ad esempio la persona può aver scelto di praticare uno sport, ad esempio la corsa, quindi può provare ad immaginare la corsa come un tassello del puzzle della sua vita, una scelta fatta da lui anche se gli è stata suggerita da un parente o amico o perché non ha incontrato altri sport, altre attività prima, in ogni caso adesso si trova a praticare la corsa, ha fatto questa scelta evitando di farne un’altra.
Ci sorprendiamo ad apprendere che anche i disabili praticano sport, abbiamo difficoltà ad immaginare come possano fare a superare le proprie disabilità per praticare un determinato sport, per esempio il calcio praticato dai non vedenti, oppure il basket in carrozzina, eppure il disabile riesce ad eccellere nello sport, ed è anche determinato nei suoi obiettivi, riesce ad ottenere i successi prefissati grazie alla sua capacità, alla sua determinazione, alla sua voglia di emergere, di stare con gli altri, di dimostrare il suo valore, di riscattarsi, comunque tutte motivazioni che si riscontrano negli sportivi non disabile, e succede che anche alcuni atleti disabili facciano uso di sostanze dopanti, così come molti atleti disabili mostrino il loro fairplay come il pluricampione Alex ZANARDI, che è un esempio per tutti.
La rosa azzurra, composta da 57 sportivi, tra Atleti e tecnici, gareggia nelle seguenti discipline: sci nordico, sci alpino, snowboarding, corsa con le racchette da neve e Floor Hockey Unificato.
È la prima volta che l’Italia partecipa ad un Mondiale Invernale con una squadra di Floor Hockey Unificato, composta da Atleti con e senza disabilità intellettiva.
Al fine di coprire i costi della trasferta del Team italiano ai Giochi Mondiali, Special Olympics Italia ha lanciato la Campagna di raccolta fondi Adotta un Campione.” (1)
Importante è promuovere queste abilità, agevolarle, renderle visibili, e questo potrebbe essere possibile attraverso diverse modalità, per esempio rendere visivamente fruibili ai normodotati le attività sportive svolte dai disabili, le più disparate che vanno dagli incontri di basket in carrozzina agli incontri di calcio tra non vedenti in modo da potersi sorprendere rispetto a quello che i disabili riescono a combinare in campo, rispetto allo spettacolo che riescono a dare.
Si potrebbe, per esempio, far sperimentare ai normodotati di essere per un breve tempo disabile provando per esempio a fare sport in carrozzina o con gli occhi bendati, questo permetterebbe di entrare in un mondo altro che non si conosce e che permette di avvicinarsi all’altro.
Un modo per avvicinarsi al mondo dell’altro disabile può essere il provare a fare l’accompagnatore sportivo di un disabile, sarebbe un modo per sperimentare l’abilità a stare con l’altro, a fare con l’altro, a dare all’altro.
Insomma ci si può fare delle domande: “Chi sono?”, “Come sono?”, “Cosa faccio?”, “Cosa voglio fare?”, “L’altro chi è?”, “Com’è?”, “Cosa fa?”, “Cosa vuole fare?” e scegliere diverse alternative “Voglio provare a essere diverso, a fare qualcosa di diverso, ad interessarmi all’altro, com’è, cosa fa e cosa vuole fare” e ancora “voglio fare con l’altro per essere con, per fare con, per dare”, così una disabilità culturale potrebbe essere sostituita con una abilità all’integrazione, al completamento. (2)
CONFOSPORT ITALIA, Anno IV - n. 11 - Novembre 2012, pag. 24-25.
Simone M.: Psicologia dello sport e non solo, Aracne, Roma, 2011, pag. 26-27.
PSICOLOGIA: Attenzione, autoconsapevolezza, respirazione, visualizzazioni
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Importante per la persona l’attenzione verso le cose che si fanno o che si evitano, interessante pensare che si fanno delle cose per evitare di farne altre, importante fare le cose con un’attenzione ed un interesse costante e non per abitudine, interessante chiedersi, accorgersi di quello che si fa, che si sta facendo e quindi la proposta è di farsi degli interrogativi e provare a darsi delle ipotetiche risposte, ma solo per provare a immaginare quali possano essere le possibili risposte e provare a rendersi un po’ più consapevoli, esempi di domande possono essere: - “Cosa faccio?” - “Come mi sento? Cosa provo?” - “Cosa voglio?” - “Cosa evito?” - “Cosa mi aspetto?”
Ad esempio la persona può aver scelto di praticare uno sport, ad esempio la corsa, quindi può provare ad immaginare la corsa come un tassello del puzzle della sua vita, una scelta fatta da lui anche se gli è stata suggerita da un parente o amico o perché non ha incontrato altri sport, altre attività prima, in ogni caso adesso si trova a praticare la corsa, ha fatto questa scelta evitando di farne un’altra.
La persona a seguito di queste domande ed eventuali risposte potrebbe avere più consapevolezza di sé, di quello che fa, che sente, che vuole, che evita, che si aspetta e quindi essere più determinato, più convinto, più rilassato, più vincente, meno teso, meno preoccupato, insomma, può sentirsi più se stesso, più sicuro di sé e cosa più importante più responsabile e, cosa importante a queste domande si può essere leali perché si risponde tra sé e sé.
Può succedere che prima dell’inizio di una competizione sportiva o durante la competizione in un momento decisivo come può essere un canestro o un rigore, l’atleta possa avere delle sensazioni che ritiene negative: spiacevoli, disturbanti, di ansia eccessiva, di troppa tensione, di paura, di blocco.
Queste sensazioni possono derivare da diverse cause consce o inconsce.
Ad esempio, l’atleta può competere con atleti ritenuti più forti di lui, può competere dopo un periodo di infortunio e non sentirsi sicuro di esprimersi in una prestazione eccellente, può sentire le pressioni di alcune figure del suo staff o di persone per lui ritenute importanti.
Lo psicologo in questi casi non ha la bacchetta magica, non ha la medicina giusta, può attuare degli interventi che comunque devono essere personalizzati e seguire un percorso graduale che si può definire allenamento mentale.
Può iniziare a fare colloqui individuali con l’atleta ed esplorare il suo vissuto ad ampio raggio, cioè riguardante sia lo sport che altri aspetti della sua vita che potrebbero contribuire alla difficoltà esperita dall’atleta.
Lo psicologo può invitare l’atleta innanzitutto a prestare attenzione alle sue sensazioni sia in gara che in quel momento in seduta, sia in altre occasioni della sua vita, ad esempio considerato che la paura blocca provvisoriamente la respirazione, l’atleta può prestare attenzione a come è la sua respirazione e dopo essersi accorto di essere in apnea può provare piccoli cambiamenti, ad esempio può provare a fare una respirazione profonda abbinando una visualizzazione che possa aiutarlo ad ottenere un po’ più di sicurezza e a mandar via parte di ansia non funzionale ma in eccesso e quindi disturbante.
La visualizzazione potrebbe riguardare una prestazione del passato che l’abbia dato un senso di benessere derivante da una vittoria, piazzamento, record personale, ecc., oppure può visualizzare qualcuno che l’abbia incoraggiato in passato dicendogli delle parole o una frase che gli ha scatenato sicurezza, voglia di stravincere.
La giusta modulazione tra respirazione e visualizzazione può far parte dell’allenamento mentale da provare durante il colloquio o durante gli allenamenti e tutto ciò alla ricerca di un attivazione pre gara ottimale che possa proiettare l’atleta in una esperienza di flusso per ottenere una peak performance.
“Controllando e regolando la respirazione, si ottiene un controllo completo su se stessi, riuscendo a rimanere mentalmente tranquilli anche di fronte alle emozioni.
Per questo in Giappone si crede tradizionalmente che lo Zen, in cui il controllo della respirazione occupa un posto importante, sia una via all’autocontrollo.
La mancanza di autocontrollo fa si che persone, altrimenti capaci, sotto stress non siano in grado di fare quello che in condizioni normali sanno fare benissimo.” (1)
L’atleta può ottenere una maggior sicurezza di sé e quindi di una sua prestazione anche solo per il fatto di aver avuto il coraggio di chiedere aiuto, perché ciò significa che è determinato a fare meglio, a riuscire, a superare una difficoltà, a raggiungere i suoi obiettivi, e questo è già terapeutico per lui, gli dà forza, sa che adesso sarà più forte con l’aiuto dello psicologo, avrà un arma in più rispetto ai suoi rivali che invece lo temeranno.
Altro suggerimento è il credere in quello che si fa, essere convinti di quello che si fa, e ancora più importante mostrare di essere convinti quando si parla con gli altri, è importante trasmettere sicurezza di se stessi anche agli altri.
Questi suggerimenti non costano niente, sono semplicemente delle proposte di piccoli cambiamenti che a qualcuno potrebbe essere utile, potrebbe fruttare una migliore prestazione o una qualsiasi altra decisione con una maggiore consapevolezza.
HIRAI T., Curarsi con la meditazione zen, Red Edizioni Milano, 2007.
PSICOLOGIA: La preparazione mentale
Posted by linfordbif in TrainingSi può invitare l’atleta a considerare le precedenti preparazioni a competizioni simili considerando i momenti di difficoltà, di eventuali crisi, di eventuali infortuni, di eventuali rinunce e pensare a come sono stati affrontati, superati.
Si può invitare l’atleta a confrontarsi con altri atleti che hanno sperimentato una preparazione simile, a persone più esperte.
Si può invitare l’atleta ad immaginare di visualizzare gli allenamenti più impegnativi, quando si svolgeranno, in quali condizioni atmosferiche, in quali percorsi, con eventuali amici di allenamento, in quali orari.
L’atleta può considerare di volersi impegnare per tale preparazione e tale considerazione positiva potrebbe permettergli di essere più sicuro delle sue forze, delle sue potenzialità.
Una volta fissato l’obiettivo, è importante per l’atleta prestare attenzione ai suoi allenamenti, alle sue sensazioni, è importante sapersi ascoltare, capire quando e quanto fatica, come fatica, come è la sua respirazione, come sente le sue gambe, è importante accorgersi di ogni minimo fastidio e capire a cosa possa essere dovuto, in modo da poter intervenire in tempo e rimediare per evitare di perdere importanti sedute di allenamento e compromettere la prestazione-obiettivo.
L’atleta durante la preparazione deve essere attento ai suoi bisogni e cercare di farli coincidere con l’obiettivo prefissato, l’atleta può avere bisogno di partecipare ad una competizione durante il periodo di preparazione, però deve essere attento a non distrarsi dall’obiettivo previsto, quindi avere un occhio orientato al presente ed uno al futuro prossimo.
L’atleta può avere momenti di conflitto interni, una parte dell’atleta può avere bisogni da soddisfare che potrebbero cozzare con i bisogni dell’altra parte, quindi sarebbe auspicabile che le due parti dialoghino tra di loro, si ascoltino tra di loro, ogni parte può esprimere all’altra le proprie esigenze, le proprie ragioni, attraverso un esercizio di immaginazione e visualizzazione dell’altra parte potrebbe verificarsi al termine del dialogo una integrazione delle polarità, o quanto meno le 2 eventuali parti potrebbero conoscersi meglio ed eventualmente collaborare tra di loro permettendo all’atleta di avere le idee più chiare sui propri bisogni/esigenze.
L’atleta può provare a dialogare anche con le proprie gambe, con i propri muscoli delle gambe, potrebbe immaginare di vederli di fronte a lui stesso e chiedergli qualcosa che gli possa interessare, anche semplicemente: “come state?”, “come vi faccio stare con il mio sport?”, “come posso fare a farvi stare meglio?”, oppure in caso di infortunio, potrebbe chiedere “cosa potrei fare per voi per farvi stare meglio? e dopo avere fatto le domande che interessano, l’atleta può provare ad immaginarsi la parte che risponde, può descriversi come gamba, muscolo, come si sente e quindi provando a stare dall’altra parte, potrebbe sviluppare una maggiore consapevolezza di se stesso.
PIU´ MUSCOLI E PIU´ FORZA CON UNA DIETA VEGETALE
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Tutti sanno che frutta e verdura contengono minerali, vitamine e fibre indispensabili al mantenimento della salute. Secondo l'OMS e la FAO, inoltre, questi sono gli unici cibi la cui assunzione abbia dimostrato di possedere efficacia nella prevenzione della perdita di massa ossea.
Un nuovo studio dell'Agricultural Research Service (ARS), condotto da Bess Dawson-Hughes del Jean Mayer USDA Human Nutrition Research Center on Aging alla Tufts University in Boston, Massachussetts, suggerisce che i cibi vegetali sarebbero in grado anche di preservare la perdita di massa muscolare negli anziani di entrambi i sessi.
La tipica dieta occidentale pullula di proteine, cereali raffinati e altri cibi acidificanti. In generale, questo tipo di dieta produce tutti i giorni piccole quantità di scorie acide. Con l'invecchiamento si instaura uno stato di acidosi metabolica lentamente progressiva.
E l'acidosi, già nota per la sua azione di sottrazione di calcio dall'osso, sembra da questo studio essere anche in grado di provocare la perdita di tessuto muscolare.
I ricercatori hanno infatti riscontrato una correlazione positiva tra valori di massa magra (che rappresenta il muscolo) e diete relativamente ricche frutta e verdura, ad elevato contenuto di potassio e di residui alcalini, che sono potenzialmente in grado di contrastare l'acidosi*. Gli individui con la maggior escrezione urinaria di potassio presentavano i più elevati valori di massa magra.
Se si considera che il mantenimento della massa muscolare è importante nella prevenzione delle cadute, che nelle persone affette da osteoporosi sono la prima causa di frattura, appare chiaro come sia ancor più importante incentivare tra la popolazione anziana il consumo di frutta e verdura. Questi cibi, che sappiamo già essere protettivi per l'osso, in questo studio sono risultati in grado di ridurre indirettamente, attraverso il mantenimento della massa muscolare, anche il rischio di frattura, evento dalle gravi conseguenze per la qualità della vita, l'autosufficienza e la sopravvivenza stessa della persona anziana.
*Nota: I cibi possono essere distinti in acidificanti e alcalinizzanti sulla base delle scorie che producono all'interno dell'organismo, indipendentemente dal fatto che posseggano un gusto acido o meno: ad esempio, il succo di pompelmo, che ha un gusto acido, produce scorie alcaline.
PSICOLOGIA: L´ARTE DI VIVERE CONSAPEVOLMENTE
Posted by linfordbif in TrainingDott. Matteo SIMONE
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR
”La pratica di darsi un obiettivo: consiste nell’identificare i nostri obiettivi a breve e lungo termine e le azioni necessarie per raggiungerli (cioè nel formulare un piano d’azione); organizzare il nostro comportamento in funzione di tali obiettivi; controllare l’azione per essere certi di non uscire dai binari; prestare attenzione al risultato di tali azioni, per riconoscere se e quando è necessario ritornare alla fase di progettazione.”
E’ necessario innanzitutto formulare obiettivi a breve, medio e lungo termine: obiettivo a breve termine scadenza uno o due mesi, obiettivo a medio termine sei mesi, quello a lungo termine un anno. Obiettivi specifici e prossimi sono più efficaci nel dirigere l’azione, obiettivi specifici dirigono meglio di obiettivi generali, obiettivi difficili sono meglio di obiettivi modesti, obiettivi troppo facili e poco incentivanti inducono demotivazione, obiettivi a medio termine favoriscono il raggiungimento di obiettivi a lungo termine.
Fatti un film del tuo prossimo futuro, come sarà la tua vita in preparazione della tua meta? Quali sono le tue risorse? Quali tue caratteristiche devi o puoi potenziare, migliorare? Visualizza i tuoi gesti, le tue difficoltà, i momenti importanti, critici, e prova a vedere com’è, che effetto ti fa, puoi sentirti soddisfatto? Puoi riparare qualcosa? Puoi correggere il tiro? Prova a visualizzare di cambiare qualcosa, di correre un piccolo rischio nel fare qualcosa di diverso, vedi che effetto ti fa, quali sono le tue sensazioni e poi prova nella realtà. Siamo tutti in grado di perseguire i nostri sogni e raggiungere obiettivi significativi.
DJOKOVIC: “Ho cercato, sin da piccolo, di vedermi in campo l’ultima domenica di Wimbledon giocare la finale, per me è sempre stato l’obiettivo numero uno”.
Gli obiettivi devono essere: significativi, stimolanti, chiari; difficili ma non inarrivabili; mirati al miglioramento graduale della prestazione più che al risultato. Obiettivi ben definiti e stimolanti accrescono e mantengono la motivazione. Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l’autoefficacia dell’atleta.
“Quando ti dai obiettivi troppo elevati e non sei in grado di raggiungerli, il tuo entusiasmo si trasforma in amarezza. Cerca una meta più ragionevole e poi gradualmente sorpassala. È il solo modo per arrivare in vetta.” Emil Zatopek Definizione dell’obiettivo: formulazione in termini positivi, descritto in termini multisensoriali, con forte carica motivazionale, deve essere verificabile, tenuto sotto il proprio controllo, rispettare l’ecologia. Descrizione in termini multisensoriali: quanto più i tuoi sensi sono coinvolti nella descrizione precisa dell’obiettivo tanto più ti sentirai motivato, e più facile sarà attingere alle tue risorse interne per perseguire le mete desiderate. Carica motivazionale dell’obiettivo: Cosa c’è di così importante per me nel raggiungimento di questo obiettivo?
Il paesaggio degli obiettivi: prima che un progetto acquisti contorni determinati si muove dentro di noi come possibilità, come un sogno da realizzare, come un desiderio, una spinta. L’obiettivo permette un orientamento dell’azione, l’azione stessa si determina come intenzione (un dirigersi verso), decisione (ciò che si vuole) e realizzazione (obiettivo già raggiunto). Solo con una chiara e dettagliata idea di quelli che sono i propri obiettivi la mente riesce ad organizzare comportamenti in funzione del raggiungimento dell’obiettivo stesso. Le nostre credenze riguardanti un certo risultato futuro contribuiscono a concretizzare proprio quel risultato che avevamo presagito.
Ricorda un evento, episodio, prestazione, dove sei riuscito, quali erano le sensazioni? Cosa ha contribuito alla tua riuscita? Quali tue caratteristiche sono state determinanti? Chi ha contribuito al tuo successo? – Credere in quello che si fa, essere convinti di quello che si fa: “Se desiderate compiere qualcosa nella realtà, innanzitutto visualizzate voi stessi mentre riuscite a compierla.” Arnold Lazarus.
La vita della persona è determinata da una serie di scelte sin dalla nascita, tali scelte possono essere volontarie o involontarie, proprie o fatte da altri, e, a queste scelte, corrispondono degli esitamenti in quanto quando si sceglie, allo stesso tempo si evita qualcos’altro. Diventa importante per la persona l’attenzione verso le cose che si fanno o che si evitano, diventa interessante pensare che si fanno delle cose per evitare di farne altre, diventa importante fare le cose con un’attenzione ed un interesse costante e non per abitudine, diventa interessante chiedersi, accorgersi di quello che si fa, che si sta facendo e quindi la proposta è di farsi degli interrogativi e provare a darsi delle ipotetiche risposte per provare a rendersi un po’ più consapevoli. La persona a seguito di queste domande ed eventuali risposte potrebbe avere più consapevolezza di sé, di quello che fa, che sente, che vuole, che evita, che si aspetta e quindi essere più determinato, più convinto, più rilassato, più vincente, meno teso, meno preoccupato, insomma, può sentirsi più se stesso, più sicuro di sé e cosa più importante più responsabile e, cosa importante, a queste domande si può essere leali perché si risponde tra sé e sé. Altro suggerimento è il credere in quello che si fa, essere convinti di quello che si fa, e ancora più importante mostrare di essere convinti quando si parla con gli altri, è importante trasmettere sicurezza di se stessi anche agli altri, perché se, per scaramanzia o per abitudine o per pararsi in caso di fallimento, agli altri viene detto di non essere in forma, di non aver potuto fare il massimo, si rischia di far credere a se stessi questo ed è più facile il fallimento.
Inoltre, considerare di più le parti di tutto il proprio organismo e cercare di instaurare un dialogo con loro, trovare dei compromessi, fare dei patti, proporre degli scambi, per esempio alle proprie gambe e piedi si potrebbe provare a chiedere di fare uno sforzo estremo per quella giornata importante promettendo un meritato riposo o un massaggio successivamente. Questi suggerimenti non costano niente, sono semplicemente delle proposte di piccoli cambiamenti che a qualcuno potrebbero essere utili, potrebbe fruttare una decisione con una maggiore consapevolezza.
Bibliografia: (1) Simone M., Psicologia dello sport e non solo, Aracne, Roma, 2011, pag. 22. – (2) Arnold Lazarus, L’occhio della mente, Astrolabio, Roma, 1989, pag. 50 – (3) Nathaniel B., L’arte di vivere consapevolmente, Corbaccio, Milano, 2006, pag. 165. – (4) Corriere sport stadio 2.7.2011. (5) F.Cantaro, G.Guastalla, Il segreto della PNL, Sonda, 2009, p. 109.
Dott. Matteo SIMONE
ATLETI VEGAN E VEGETARIANI
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Le diete vegetariane e vegane sono del tutto compatibili con un'attivita' sportiva anche molto intensa e sono addirittura consigliabili per chi pratica sport di resistenza, in virtu' dell'elevato apporto di carboidrati, che e' fondamentale per l'atleta e piu' facilmente ottenibile con questo tipo di alimentazione. E' infatti il glicogeno presente nei muscoli a determinare in gran parte la resistenza muscolare dell'atleta e la produzione del glicogeno e' correlata con l'assunzione di carboidrati complessi.
Vegetariani e vegani possono soddisfare il loro fabbisogno proteicos semplicemente aumentando le calorie consumate: ottenendo una quota di proteine piu' che a sufficienza per la stragrande maggioranza degli sportivi, evitando al contempo molti dei rischi di che derivano da un eccessivo consumo di carne.
Esistono numerosi studi che avvertono della crescente obesità in popolazioni di Stati Uniti d'America e lanche nell'Unione Europea (tra cui l'obesità dei bambini), un aumento generale dei livelli di colesterolo, del rischio di malattie cardiovascolari, diabete e altri problemi di salute derivanti da un aumento di peso a causa del progressivo allontanamento dalle tradizionali abitudini alimentari sane.
Dave Scott, considerato il più grande triatleta del mondo, sostiene che "è un errore ridicolo" pensare che gli atleti abbiano necessariamente bisogno di proteine animali.
La pensano allo stesso modo Edwin Moses, medaglia d'oro, che per otto anni non ha mai perso la gara dei 400 metri a ostacoli, e Murray Rose, il quale, all'età di 17 anni, vinse tre medaglie d'oro nelle gare di nuoto alle Olimpiadi e molti altri atleti vegetariani e vegani.
Dal punto di vista calorico e glucidico i regimi vegetariani e vegani, soddisfano bene qualsiasi tipo di fabbisogno giornaliero; allo stesso modo anche l'apporto proteico viene assicurato con facilità nei vari regimi vegetariani. Anche gli atleti che escludono completamente tutti gli alimenti di derivazione animale, l'aumento della quota proteica e calorica può avvenire consumando legumi, noci, semi, frutta secca e tutti i prodotti a base di soia (bistecche di soia, formaggi come ad esempio il tofu, latte di soia, ecc.).
Le diete vegetariane e vegane sono del tutto compatibili con un'attivita' sportiva anche molto intensa e sono addirittura consigliabili per chi pratica sport di resistenza, in virtu' dell'elevato apporto di carboidrati, che e' fondamentale per l'atleta e piu' facilmente ottenibile con questo tipo di alimentazione.
Psicologia dello sport: Allenatori leader
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Un obiettivo importante per gli allenatori è quello di conoscere le motivazioni che hanno determinato e che continuano a mantenere elevato il coinvolgimento degli atleti.
Fattori motivazionali (presenti in giovani praticanti discipline sportive individuali o di squadra): competere, acquisire e migliorare le abilità, sentirsi in forma, far parte di una squadra,. stare con gli amici e farsene di nuovi, divertirsi, spendere energia.
L’allenatore sportivo dovrebbe essere organizzato in modo da soddisfare il maggior numero delle motivazioni espresse dagli atleti. Compito del tecnico è dare un obiettivo all’atleta che sia impegnativo e nel contempo raggiungibile. L’identificazione degli obiettivi è uno dei punti chiave per stimolare la motivazione e migliorare le prestazioni.
Requisiti e qualità fondamentali dell’allenatore sono considerati la passione, la capacità di relazionarsi, una personalità equilibrata, una sufficiente autostima, l’ascolto.
Come dovrebbe comportarsi un bravo allenatore? Sicuramente dovrebbe manifestare interessamento e vicinanza, apprezzamento, fiducia e incoraggiamento, aiuto per risolvere le difficoltà, concorrere alla formazione di un buon senso di auto-efficacia e di autostima.
Un bravo allenatore dovrebbe arrivare all’allenamento carico di entusiasmo; trasmettere sicurezza, affetto, accoglienza, serenità, dovrebbe essere munito di enorme pazienza; non dovrebbe rimproverare ma, al contrario, incoraggiare e motivare; rinforzare i comportamenti positivi.
E’una figura sbagliata quando: ha bisogno di far vedere chi è che comanda; possiede tutte le idee e le soluzioni e rifiuta quelle degli atleti, perché ha paura che intacchino la sua autorità.
Quali sono gli allenatori preferiti: quelli che trasmettono sensazioni positive, rinforzano la prestazione, incoraggiano dopo un errore, danno indicazioni tecniche dopo un errore, sono organizzati, preparati e competenti, utilizzano uno stile autorevole (né autoritario né del lasciar fare).
E’ importante sottolineare i comportamenti positivi con i rinforzi come la propria approvazione: "Bravo”, "Bene" e valorizzare ogni progresso per aumentare l’autostima.
L’AUTOMONITORAGGIO DEL TECNICO
Tenere un diario nel quale annotare le proprie riflessioni sugli allenamenti, risulterà un valido strumento per trattenere per iscritto quanto è stato svolto. DOPO OGNI SEDUTA DI ALLENAMENTO: Come l'ho programmata? Gli obiettivi sono stati raggiunti? Come erano i miei presupposti personali (serenità, voglia di allenare) prima di iniziare? Che cosa mi ha messo in difficoltà? Come ho affrontato i problemi che si sono presentati? Quanto positivi sono stati i miei interventi? Quanto ho contribuito al miglioramento della vita di gruppo e dei rapporti interpersonali? Note individuali da ricordare per il futuro.
L’allenatore ha una grande importanza nello sviluppare le motivazioni giuste: Graduando le prove con le quali l’atleta deve cimentarsi, Trovare le ragioni convincenti per mettere l’atleta ogni volta alla prova, Negoziando il raggiungimento di mete sufficientemente (ma non esageratamente) difficili, Monitorando i progressi dell’atleta, Insegnando a trarre lezioni dagli insuccessi.
Allenatore = Leader
E’ colui che guida gli individui e il gruppo da essi composto fino al raggiungimento degli obiettivi. Deve dimostrare non solo di essere dotato di una serie di competenze tecniche e tattiche, ma anche di saper gestire lo stress causato da situazioni a volte difficili da gestire.
“Allenare è guidare insieme persone con diverse esperienze, talenti, interessi, incoraggiandole ad assumere la responsabilità del loro ruolo, portandole ad un continuo miglioramento...”
(Tom Peters e Nancy Austin)
Per essere un buon allenatore è importante sviluppare abilità relazionali.
Il leader è capace di influenzare gli altri, di far sì che le sue superiori conoscenze vengano riconosciute.
L’allenatore è il punto di riferimento, è lui che prende le decisioni, che si assume le responsabilità di eventuali errori, risponde dei risultati conseguiti: quando una stagione sta andando male, il primo a pagare è il mister che viene esonerato.
Essere leader formalmente non basta. Dovrebbero essere gli atleti a riconoscergli tale autorità. Il primo passo da compiere allora sarà proprio cercare di conquistarsi la stima ed il rispetto dei suoi atleti.
Senza una forte coesione e una totale collaborazione tra i membri della squadra, non si potrà mai ottenere alcun risultato importante.
Rapportarsi a giocatori professionisti o a ragazzi che coltivano lo sport in quanto hobby è sicuramente diverso.
E’ fondamentale che l’allenatore analizzi con la massima obiettività le prestazioni fornite dai singoli e dal gruppo, senza dimostrare di avere preferenze o al contrario antipatie personali per qualcuno.
Capacità di mantenere sempre la calma, il contatto con la realtà, la lucidità per esaminare problemi e cercare possibili soluzioni così egli trasmetterà la stessa tranquillità anche alla sua squadra che sarà capace di non esaltarsi oltremisura nelle vittorie e di non perdere la fiducia nei momenti di affanno.
Il mister non è solo colui che insegna, affinché egli possa rimanere sempre aggiornato e in costante progresso deve avere la voglia di apprendere. Essere consapevoli del fatto che c’è sempre qualcosa da imparare da ogni persona e da ogni situazione è il punto di partenza per chi vuole toccare l’eccellenza.
Stili di leadership
L’allenatore nel guidare la sua squadra ha a che fare con caratteri diversi e si trova a contatto con situazioni differenti da gestire. Non sempre può adottare il medesimo comportamento e neppure rapportarsi a tutti con lo stesso tipo di comunicazione.
Modalità di condurre un gruppo: stile autoritario, stile cooperativo.
Stile autoritario: è caratterizzato da un atteggiamento di chiusura del mister in rapporto alle decisioni da prendere; conduce il gruppo senza tener conto delle opinioni né degli atleti né dei suoi collaboratori; si sente l’unico responsabile nella direzione della squadra.
Stile cooperativo: tiene conto anche delle idee dei suoi atleti e dei suoi collaboratori, pur naturalmente arrivando a decidere in modo autonomo.
L’allenatore autoritario punta solo alla vittoria, che viene prima di qualunque altra cosa e che è l’unico obiettivo di cui tenere conto; non ha alcuna importanza comprendere quale possa essere la psicologia dei suoi atleti, quali le loro motivazioni; preferisce atleti mossi da spinte estrinseche perché più facilmente manipolabili. L’allenatore autoritario crede che il suo compito si esaurisca nel far vincere la sua squadra; creare un atleta vincente per chi adotta questo approccio significa solo curare l’ambito sportivo.
Il leader autoritario adotta uno stile centrato sulla vittoria, esercitando il proprio comando sui suoi atleti e orientandoli unicamente al raggiungimento del risultato richiesto.
L’allenatore collaborativo cerca di capire i suoi atleti, di conoscere i loro processi psicologici e le loro motivazioni; per questo motivo predilige giocatori motivati intrinsecamente, perché ha più fiducia nella loro volontà di migliorarsi al fine di ottenere l’obiettivo. Sua caratteristica fondamentale sapersi mettere in discussione, potendo così modificare in corsa alcuni atteggiamenti, sia personali che tecnico-tattici, se si rende conto di aver commesso degli errori
Il leader democratico “collaborativo” si concentra prima di tutto sull’atleta, le sue motivazioni ed i suoi bisogni, adotta uno stile cooperativo nella gestione della vita della squadra ed è orientato prima di tutto all’individuo.
Un tratto della personalità particolarmente dal quale non si può prescindere se si deve guidare un gruppo è l’empatia: la capacità di assumere come proprio il punto di vista di altri individui, per capire come ognuno percepisce e vive eventi ed emozioni; è quella risorsa alla quale l’allenatore può attingere per comprendere interessi e bisogni dei suoi atleti.
GESTIONE DIETETICA DELL´ATLETA INFORTUNATO
Posted by linfordbif in TrainingIl trattamento immediato di quasi tutti gli infortuni inizia con riposo ed in seguito trattamenti atti a facilitare il recupero.
Spesso l'interesse per gli aspetti nutrizionali, è preso in considerazione solo per contrastare o correggere un'aumento di peso nel periodo di inattività forzata a causa dell'infortunio.
Ogni sport ha un pattern caratteristico di infortuni (fratture, traumi, lussazioni, distorsioni), differente per sede preferenziale; ed entità del danno; ad esempio, nel calcio, la maggior parte degli infortuni è a carico degli arti inferiori.
Nella prima fase dell'infortunio, quella dell'immobilizzazione e dell'atrofia muscolare, l'obiettivo dell'approccio dietetico, dovrebbe essere quello di limitare il più possibile la perdita di massa muscolare; nella seconda fase, si ha la riabilitazione e l'ipertonia muscolare e l'alimentazione dovrebbe facilitare questo processo.
La reazione infiammatoria che avviene dopo il trauma, è un passo fondamentale per il processo di guarigione delle ferite; in questa fase si deve evitare un'eccessiva risposta infiammatoria, piuttosto che sopprimerla totalmente. Diminuire il rapporto acidi grassi omega 6/omega 3 sembra capace di ridurre ma anche di modulare lo stato infiammatorio. L'intervento dietetico dovrà quindi favorire il consumo di alimenti ricchi in omega 3 rispetto ad altre fonti che abbondino solo di omega 6. Utile può essere anche direttamente la supplementazione con omega 3.
Questa supplementazione può essere utile, ancor più degli omega 3 assunti con i cibi, il riequilibrio di questo importante rapporto, troppo spesso sbilanciato.

L'apporto energetico e quello proteico, incidono nel processo di atrofia muscolare. Per prevenire la perdita di massa muscolare e mantenere una adeguata funzione immunitaria, l'atleta immobilizzato a lungo termine, necessità di un fabbisogno proteico spesso aumentato, nonostante l'inattività.
La spesa energetica sarà verosimilmente ridotta, ma i fabbisogni calorici verranno ridotti in misura minore di quanto si potrebbe pensare; paradossalmente, può essere quindi preferibile un lieve aumento di peso, piuttosto che non favorire i processi di sintesi proteica che caratterizzano la guarigione delle ferite.
E' inoltre indispensabile eseguire una attenta valutazione dello stato di alcuni micro- e macro-nutrienti importanti per il benessere di ossa e articolazioni quali proteine, calcio, fosforo, zinco vitamina D, vitamina E.
Non vanno infatti sottovalutati i possibili effetti negativi causati dall'immobilizzazione e dal disuso sul metabolismo osseo.
Con la ripresa della mobilità, l'atleta entra in una fase altrettanto delicata, dove il recupero della massa muscolare è l'obiettivo che può essere maggiormente influenzato dal regime nutrizionale seguito.
La creatina ad esempio, è uno dei supplementi sportivi maggiormente utilizzati; oltre a favorire il recupero delle masse muscolari durante la riabilitazione, può essere utile in tutto il periodo dell'infortunio, in quanto sembra essere capace di attenuare la perdita di massa muscolare durante le fasi dell'immobilizzazione e di inibire il riassorbimento osseo promuovendo al contempo l'incremento della densità ossea.
PSICOLOGIA: La forte deteminazione e la resilienza per vincere l’Olimpiade
Posted by linfordbif in TrainingDott. Matteo SIMONE
Psicologo, Psicoterapeuta
Il Campione Olimpico di Takewondo, Carlo MOLFETTA in una intervista (1) spiega come ha vinto l’Olimpiadi, prima di tutto era determinato nelle sue intenzioni, infatti afferma: “la differenza la fa chi pensa: “IO VOGLIO VINCERE LE OLIMPIADI”, come è accaduto a me, a Londra”. Continua Carlo parlando della sua forte determinazione dicendo: “Sono una persona caparbia, cerco sempre di raggiungere le mete che mi prefiggo. È la stessa caparbietà che mi ha permesso di non smettere di fare Taekwondo quando, negli anni che vanno dal 2005 al 2008, ho subito quattro interventi alle ginocchia. Quindi, il “Non mollare fino all’ultimo secondo” rappresenta il mio tentativo di raggiungere il sogno che avevo da bambino”. Da queste parole si evince la differenza di un campione, il non fermarsi davanti a imprevisti, il non mollare, il “piegarsi ma non spezzarsi”, l’essere resilienti che permette di rialzarsi più forti e determinati di prima ogni volta che c’è un impedimento, permette di ricominciare con più entusiasmo di prima, con più coraggio, con più esperienza, con più sicurezza.
Si definisce resilienza la capacità di resistere alle frustrazioni, agli stress, in generale alle difficoltà della vita. La resilienza è la capacità di fronteggiare efficacemente gli eventi critici ed avversi sapendo riorganizzare positivamente la propria vita di fronte alle difficoltà, permette la ripresa dopo un evento traumatico, dopo un infortunio, dopo una sconfitta. La resilienza non è una qualità congenita, è costituita da comportamenti, pensieri ed azioni che è possibile apprendere e sviluppare in relazione anche alle proprie esperienze ed ai propri vissuti.
Tra i fattori individuali che promuovono la resilienza vi sono: Autoefficacia, Locus of control interno, Capacità di porsi degli obiettivi e di trovare strategie adeguate per conseguirli, Progettualità futura, Ottimismo, Senso dell’umorismo. Tutte queste caratteristiche possono essere incrementate con un lavoro di mental training che permette al campione di eccellere partendo da un lavoro di autoconsapevolezza per individuare e cercare le proprie risorse personali e proseguendo con un lavoro sul goal setting e sviluppo di autoefficacia personale.
Come rafforzare le convinzioni di autoefficacia? Ricorda un evento, episodio, prestazione, dove sei riuscito, quali erano le sensazioni? Cosa ha contribuito alla tua riuscita? Quali tue caratteristiche sono state determinanti? Chi ha contribuito al tuo successo? (2)
Continua Carlo: “I pensieri, in quei giorni, sono rivolti al momento che si sta vivendo, incontro dopo incontro”. Infatti è importante essere consapevoli nel “qui e ora” di quello che si fa, momento per momento, facendo ogni cosa con la massima attenzione e concentrazione, non lasciando niente al caso, curando i minimi particolari, senza distrazioni.
LA FORZA DEL CIBO PER GLI ATLETI
Posted by linfordbif in Training
Gli atleti che praticano attività sportiva, sia per scopi agonistici che ricreativi, sono spesso alla ricerca di un programma dietetico che garantisca quel certo "taglio vincente". Molti si sottopongono ad esperimenti con vitamine ed altri integratori, polveri proteiche e pillole, tutto ciò a scapito di un fattore semplice ma non meno importante per la performance fisica, cioè la nutrizione. Se fattori genetici, fisici e psicologici giocano tutti un ruolo importante nel determinare le capacità atletiche, abitudini alimentari scorrette e carenze nutrizionali possono invece comprometterle. Una dieta appropriata per chi pratichi sport costituirà un importante ausilio per sostenere l'attività fisica sia nel corso dell'allenamento che durante la gara.
Il programma nutrizionale per lo sportivo
A causa delle pesanti richieste energetiche secondarie alla pratica di esercizio ed attività fisica, i fabbisogni nutrizionali di un atleta sono superiori a quelli medi. Tre sono i "carburanti" di base che l'organismo utilizza durante l'attività fisica -carboidrati, grassi e proteine- e le calorie in più ottenute da questi substrati sono necessarie per soddisfare le richieste energetiche e per conservare la massa magra dell'organismo (muscolo, NdT) [1]. In particolare, una dieta bilanciata che sia ricca in carboidrati, a basso contenuto di grassi e che garantisca un adeguato apporto proteico, è la dieta più appropriata per gli atleti [1, 2]. Grazie al suo elevato contenuto in carboidrati e basso contenuto in grassi, una dieta vegetariana si configura come una dieta ottimale per chi pratichi sport [3]. Si tratta inoltre di una dieta ricca in vitamine, minerali e sostanze antiossidanti, -tutti importanti nutrienti che aiutano l'organismo ad utilizzare al meglio l'energia e lo proteggono dallo stress secondario all'esercizio fisico.
Fornire energia al vostro organismo: i carboidrati sono il massimoL'organismo "brucia" continuamente una mistura di carboidrati, grassi e proteine. La durata dell'esercizio, la sua intensità, le condizioni fisiche ed il livello iniziale di carboidrati immagazzinati nel muscolo sotto forma di glicogeno, determineranno quale sarà il nutriente che l'organismo utilizzerà per primo come substrato energetico [4]. Generalmente, i carboidrati costituiscono la fonte energetica che viene primariamente utilizzata durante l'esercizio fisico intenso. Infatti, circa il 55-75% delle calorie della dieta dovrebbero provenire dai carboidrati, ed anche di più negli individui che si dedichino ad attività fisiche di resistenza, soprattutto se massimale [1]. Cereali integrali, frutta, verdura costituiscono fonti eccellenti di carboidrati.
Con l'esercizio fisico prolungato, condotto a bassa intensità, i grassi (sotto forma di acidi grassi) divengono la fonte energetica primaria. Lo spostamento verso l'utilizzo degli acidi grassi durante l'esercizio fisico aiuta a preservare le scorte di carboidrati (glicogeno) dell'organismo e permettere l'esecuzione di attività fisica prolungata. Comunque, mentre un elevato introito di carboidrati viene raccomandato per migliorare le prestazioni atletiche, non è necessario un aumento dei grassi oltre quanto solitamente raccomandato, cioè 10-30% delle calorie totali, dal momento che quando servono vengono ricavati dai depositi presenti all'interno del muscolo. Aumentare l'introito di grassi non è raccomandato per il miglioramento delle performances atletiche [5].
In confronto ai carboidrati ed ai grassi, le proteine sono usate come substrato energetico solo in proporzioni minime [4], in quanto la loro funzione primaria è quella di costituire e mantenere integri i tessuti dell'organismo.
Soprattutto, una dieta ad elevato contenuto di carboidrati è molto importante per assicurare il deposito di quantità ottimali di carboidrati nell'organismo, rifornendolo di energia necessaria per lo svolgimento di attività fisica e sostenendo le prestazioni atletiche sia di resistenza [6] che di forza [7, 8]. Una dieta vegetariana, che esalta l'introduzione di cereali integrali, frutta, verdura e legumi, è in grado di fornire quella elevata quantità di carboidrati di cui l'organismo necessita per l'allenamento e la competizione sportiva.
La forza delle proteineGli atleti, sia che pratichino attività sportive di forza che di resistenza, hanno un aumentato fabbisogno di proteine [1]. Le proteine, composte da catene di molecole denominate aminoacidi, giocano un ruolo importante nella costituzione, mantenimento dell'integrità e riparazione di tutti i tessuti dell'organismo, -muscolo incluso. Nel cibo che assumiamo sono contenuti venti differenti aminoacidi, ma il nostro organismo è in grado di sintetizzarne solamente undici. I nove aminoacidi essenziali, che non possono venire sintetizzati dall'organismo, devono essere ottenuti dalla dieta. Una dieta basata su una varietà di cereali, legumi e verdure è facilmente in grado di fornire tutti gli aminoacidi essenziali richiesti dal nostro organismo. Si reputava, un tempo, che i vari cibi vegetali dovessero venire assunti simultaneamente per sfruttare appieno il loro valore nutrizionale proteico, un metodo denominato "combinazione" o "complementazione proteica". Ora sappiamo che una combinazione pianificata non è in verità necessaria per ottenere tutti gli aminoacidi essenziali [9]. Altre fonti concentrate di proteine sono costituite da tofu, latte di soia, tempeh, seitan e vari analoghi della carne che sono reperibili in qualunque negozio di cibi naturali o nella sezione vegetariana del vostro negozio di alimenti.
Le richieste di proteine dell'organismo sono molto individuali, e dipendono innanzitutto dalle dimensioni dell'individuo. La dose quotidiana raccomandata (RDA, Reccommended Dietary Allowance, NdT) per un individuo adulto medio, sedentario o poco attivo, è di 0.8 gr/kg di peso corporeo al dì [10]. Per la maggioranza degli individui, questa dose è più che sufficiente. Comunque, alcuni autorevoli esperti ritengono che il fabbisogno proteico per gli atleti si collochi tra i 1.2 ed i 1.7 gr/kg di peso corporeo al dì, per atleti adulti molto attivi [5, 11]. Alcuni suggerimenti per soddisfare il vostro fabbisogno proteico individuale sono riportati più avanti.
E' importante ricordare sempre che anche se una parte di proteine può venire catabolizzata in aminoacidi per fornire energia durante lo sforzo fisico, il ruolo primario delle proteine è quello di struttura e di supporto. Anche se il fabbisogno proteico è aumentato nelle diete degli atleti, dovrebbe venire consumata una quantità di proteine comunque adeguata e non eccessiva (10-15% delle calorie o quanto basti per soddisfare le richeste individuali). Le proteine dovrebbero provenire da fonti vegetali, piuttosto che da carne, latticini ed uova, cibi molto poveri di fibre e di carboidrati complessi. Va enfatizzata l'importanza di una dieta ad alto contenuto di carboidrati per preservare le proteine per le funzioni per le quali sono state deputate -costituzione e riparazione dei tessuti dell'organismo, muscolo incluso.
Alcuni suggerimenti per soddisfare il fabbisogno proteico- Ricoprite le insalate con una varietà di legumi inclusi pisellini, fagioli, fagioli grandi del nord e fagioli neri. Questi legumi forniscono almeno 7-10 gr di proteine per porzione.
- Miscelate tutto! Mescolate con un dessert surgelato -non derivato dal latte- oppure con tofu soffice i vostri frutti freschi o surgelati preferiti, assieme a latte di soia o di riso per ottenere un frappè denso, delizioso e cremoso ad elevato contenuto proteico.
- Il tempeh marinato, o gli hamburger vegetali fatti alla griglia su un panino od aggiunti al condimento della pasta, offrono un veloce carico di proteine ad ogni pasto.
- Durante l'attività... le barrette per sportivi ed i frappè a base di polvere di soia sono supplementi veloci e convenienti che possono permettere di aumentare il contenuto proteico di qualunque dieta vegetariana ben bilanciata.
Mantenere uno stato di idratazione ottimale è una misura importante per promuovere il massimo delle prestazioni atletiche e prevenire danni. La disidratazione, definita come perdita di peso corporeo uguale o superiore all'1%, secondaria a perdita di liquidi dell'organismo, provoca una serie di problemi quali cefalea, affaticabilità, intolleranza al caldo, urine concentrate e maleodoranti. Effetti secondari più gravi comprendono crampi, esauribilità e colpi di calore [12]. Mantenendo un regolare apporto di liquidi di almeno otto bicchieri da 8 once di acqua al dì (ovvero otto bicchieri da 240 cc), questi sintomi sono facilmente prevenibili [12].
Le richeste di fluidi aumentano con l'esercizio fisico. In più, sottoponendosi ad attività sportive ad elevate altitudini ed in condizioni di bassa umidità ed elevate temperature ambientali la richiesta di fluidi da parte dell'organismo può ulteriormente aumentare [12]. Le seguenti linee guida, adottate dall'American College of Sports Medicine, possono aiutare a mantenere un adeguato stato di idratazione [13].
- Nelle 2 ore precedenti l'esercizio fisico: bere 17 once (circa 2 tazze ovvero 500 cc) di liquidi.
- Durante l'esercizio fisico: bere 4-8 once (circa 1/2-1 tazza, ovvero 120-240 cc) di liquidi ogni 15-20 minuti.
- Al termine dell'esercizio fisico: bere 16-20 once (circa 2-2 e 1/2 tazze, ovvero 480-600 cc) di fluidi per ogni libbra (ovvero 450 gr.) di peso corporeo perduta durante lo svolgimento dell'attività fisica; pesarsi prima di iniziare ed al termine dell'esercizio fisico permette di quantificare la perdita di liquidi individuale.
(NdT: Si fa presente che l'indicazione di grandezze quali "cucchiaino", "cucchiaio", "tazza" ecc., non va considerata in modo approssimativo, ma rappresenta quantità precise, descritte nelle tabelle di conversione.)
L'acqua è l'elemento reidratante ideale, particolarmente in quelle attività sportive che durano meno di 1 ora. Per quei tipi di attività sportiva che durino più di 60-90 minuti, è indicata l'assunzione di quelle bevande per sportivi contenenti carboidrati o sali minerali, sia durante che al termine dell'attività [13, 14]. I sali minerali ed i carboidrati possono facilmente venire assunti attraverso il cibo, in aggiunta all'acqua, al termine di una sessione di allenamento o di un evento sportivo.
Pronti, via!La dieta per chi pratica attività sportiva deve essere scrupolosamente pianificata, così come per il regime di allenamento fisico. Una dieta vegetariana ben bilanciata, che esalti il consumo di una varietà di cibi appartenenti ai nuovi quattro gruppi di cibo -cereali, legumi, frutta e verdura- è un'ottima dieta da applicare a chi pratichi sport, essendo adatta sia a migliorare la performance atletica che lo stato di salute. Scegliendo porzioni abbondanti di questi cibi, con una particolare attenzione alla varietà e completezza, il vostro organismo otterrà notevoli benefici.
Cereali integrali: Scegliere pane di grano integrale o pane, cereali, riso, pasta arricchiti. Questi cibi sono ricchi in carboidrati complessi, fibre, zinco, e vitamine del gruppo B. Una singola porzione fornisce inoltre circa 2-3 grammi di proteine.
Verdure: Scegliere una varietà di verdure di colore intenso rosso, arancio o giallo in aggiunta alle verdure a foglia verde, per ottenere vitamina C, beta-carotene, ed altri antiossidanti che saranno in grado di proteggere l'organismo dallo stress ossidativo secondario all'esercizio fisico. Questo genere di alimenti fornisce inoltre ferro, calcio, fibre e la modesta quantità di 2 grammi di proteine per porzione.
Legumi: Scegliere una varietà di legumi (pisellini, fagioli neri, fagioli, fagioli grandi del nord) come pure latte di soia, tofu, tempeh, e proteine vegetali ristrutturate. Questi cibi non solo sono ricchi in proteine (circa 7-10 grammi per porzione), ma sono pure ricchi di carboidrati complessi, fibre, ferro, calcio e vitamine del gruppo B.
Frutta: Scegliere vari tipi di frutta e succhi di frutta in modo da ottenere altre vitamine, specialmente vitamina C.
Supplementi di Vitamina B12: Un integratore multivitaminico/multiminerale od un integratore a base di vitamina B12 può venire assunto regolarmente (ogni giorno o a dì alterni) per far fronte ai fabbisogni nutrizionali. Cibi fortificati, come i Cornflakes della Kellogg, il Product 19, i Total Cereal o latti fortificati di soia o di riso possono pure contenere la forma attiva della vitamina B12, la cianocobalamina.
PSICOLOGIA: UN UOMO DI CORSA DELLE LUNGHE DISTANZE
Posted by linfordbif in TrainingDi Matteo Simone Psicologo e Psicoterapeuta
Un uomo alla scoperta di se stesso, un uomo alla scoperta della natura, dell’ambiente, del paesaggio, delle bellezze, un uomo che coinvolge, un grazie per quello che fà.
Michele ha raggiunto quota 100 maratone in 8 anni e 6 mesi dice, ha esordito a Bari nel 2002 concludendo la 1^ delle 8 maratone disputate a Bari, nel 2009, sempre a Bari, ha ottenuto la peggior prestazione in maratona concludendo con un tempo di 6 ore e 27 minuti, fuori tempo massimo ma classificato ugualmente, ricorda di aver corso i primi 4 km e camminato per i restanti 37 km, in quell’occasione ha apprezzato l’umanità dei Baresi che l’hanno sostenuto fino all’arrivo, mentre i vigili urbani hanno mollato dopo le 5 ore previste come tempo massimo. La più bella maratona dichiara essere stata la 100^ e 8^ collemarathon. Ha iniziato a pensare alla corsa all’età di 11 anni mentre vedeva le olimpiadi del ’68 in città del Messico. I momenti più belli che ricorda delle sue gare sono: un arrivo alla Nove colli, gara di circa 200 km, dove qualcuno gli disse: “Ma tu stai partecipando alla Nove Colli? Sei proprio bravo”, inoltre gli altri ricordi belli sono riferiti ad i momenti che incontra i ragazzini che gli chiedono il “cinque” con il palmo della mano. Tra i momenti più brutti ricorda una volta che un corridore ha messo in discussione la sua correttezza in gara sempre della Nove colli.
Quest’anno ha iniziato bene, dice, perché la sua prima maratona è stata una che preferiva, quella di Napoli che attraversa un tunnel, e per lui tutte le volte che esce dal tunnel è una conferma sulle sue possibilità di riuscita, di superamento, di vittoria e quindi è stata una maratona di buon auspicio per quest’anno che è un anno importante per diversi obiettivi tra i quali la 100^ maratona già ottenuto, il prossimo imminente è la doppietta “Novecolli-100 del Passatore” nel giro di una settimana e per concludere la Spartatlon. Mi parla delle imprese che fanno gli altri ultrarunner ed alla domanda: “Quale impresa non faresti mai?” mi risponde che il deserto non gli interessa, perché lui è un uomo di compagnia e mi parla delle persone che riesce a coinvolgere nella corsa, ma prima li adesca con la camminata, lui si adatta agli altri, a lui interessa che le persone lo seguono, condividono momenti con lui, poi, una volta che le persone gradualmente si adattano alle sue lunghe passeggiate intervallate da brevi tratti di corsa, il gioco è fatto. Le persone vogliono sperimentare le sensazioni che lui descrivere relativamente alle gare di lunga distanza e le persone si convincono che se lui ci riesce, se lui ci crede, se riescono a seguirlo nelle sue lunghe, divertenti, naturali escursioni, anche loro si possono permettere di sperimentare di partecipare ed eventualmente portare a termine le imprese da lui descritte e così facendo il gruppo dei camminatori e corridori delle lunghe distanze lievita, aumenta, è diversificato, comprende donne e uomini, vicini, paesani e persone che vengono da più lontano, che leggono delle sue gesta. Allora avviene il passavoce, un tam tam, la gente riesce a sapere gli orari ed i luoghi del raduno domenicale per le lunghe escursioni, la scorsa domenica un gruppo di 16 persone si è dato appuntamento alle 5.30 per percorrere strade, sentieri, tratturi nelle località di Manfredonia, Macchia, Monte Sant’Angelo, Pulsano, per ritornare alla base verso le 14.30 con panini a seguito e raccogliendo per strada nespole, limoni ed altro.
INTERVISTA ALL´ULTRAMARATONETA VEGAN SCOTT JUREK
Posted by linfordbif in Training
Riportiamo un estratto di una intervista a Scott Jurek pubblicata sul sito EliteRunning.com. Jurek e' definito come "uno dei migliori ultramaratoneti del mondo", ed e' vegan da diversi anni. La sua testimonianza mostra chiaramente come la convinzione che "per essere degli atleti bisogna mangiare carne" sia solo frutto di ignoranza e disinformazione.
Scott Jurek ha 33 anni, e' nato nel Minnesota, e ha iniziato a correre gia' dagli 11-12 anni. In seguito si e' appassionato di sci nordico, e a 20 anni ha partecipato alla sua prima ultramaratona, la "Minnesota Voyager", di 50 miglia, arrivando secondo. Da li' in poi si e' appassionato di questa disciplina. Nel 1999, a 25 anni, e' stato l'atleta piu' giovane di tutti a tempi a vincere la corsa di resistenza di 100 miglia "Western States", corsa che ha poi vinto nuovamente nei 6 anni successivi. Nel 2005 e 2006 ha vinto la Badwater Ultramarathon e ha stabilito un nuovo record di 24 ore e 36 minuti, ha vinto la maratona di Miwok tre volte e la serie "Montrail Ultra Cup" tre volte. Nel settembre del 2006 ha vinto la corsa Spartathlon di 246 km, una gara che esiste da 23 anni e che consiste in una corsa da Atene a Sparta, in Grecia. Jurek e' stato il secondo atleta in tutta la storia della corsa a impiegare meno di 23 ore (22 ore, 52 minuti, 18 secondi).
Domanda a Scott Jurek:
ho letto la tua biografia e sono rimasto sorpreso vedendo che da ragazzo andavi a caccia e a pesca. E ora sei vegan. A un certo punto hai cambiato alimentazione, ce ne vuoi parlare?
E' stata una trasformazione graduale. Mia moglie Leah mi ha fatto riflettere su queste cose. Sono sempre stato convinto di mangiare in modo davvero sano. Mia madre era insegnante di economia domestica e siamo cresciuti cucinando tutti assieme in cucina. Ma era una dieta a base di carne e patate. E' in un certo senso strano che io sia diventato vegan, ed e' stato un cambiamento graduale. Non l'ho fatto per questioni di performance; l'ho fatto per la salute. Ho letto diversi libri, compreso "Guarigione spontanea" del dr. Andrew Weil. Ho anche vari amici vegetariani. Questo mi ha fatto iniziare un percorso verso la dieta vegetariana, e poi leggendo il libro di Howard Lyman "Cowboy pazzo", sono rimasto colpito e ho deciso di diventare vegan. Non pensavo che potesse influire piu' di tanto, invece ha giocato un ruolo enorme, in termini di ripresa.
Lo vedo come uno stile di vita a lungo termine. Si vedono un sacco di maratoneti che hanno molti problemi di salute, quando sono piu' avanti negli anni. Non e' che correre e basta ci mantenga in salute, penso che invece la dieta e lo stile di vita vegan in questo mi aiutino molto. Sto ancora imparando e non posso dire di avere tutte le risposte e la dieta perfetta, ma ho veramente notato la differenza in termini di ripresa - la capacita' di tornare in forma in fretta. Non mi fa correre piu' veloce. C'e' qualcosa che mi fa correre piu' veloce? Forse non direttamente, ma indirettamente mi consente di allenarmi e di riprendermi e di evitare fratture o altri incidenti, e mi mantiene il corpo in omeostasi.
Domanda:
Quando penso al fatto di non mangiar carne ed essere un ultramaroneta, mi viene in mente che si possono aver problemi con l'assunzione di ferro e forse diventare anemici. Assumi intergratori di ferro, o altri integratori?
Mi e' sempre piaciuto informarmi bene [sullo stile di vita vegan]. Ho letto molto. Mi piace passare del tempo in cucina, e cosi' ho imparato molto. Cerco di mantenere una dieta variata. Non mi affido molto agli integratori. In effetti, gli unici integratori che prendo regolarmente sono vitamina E, C, beta carotene, e il selenio come antiossidante. [NdT: nessuno di questi e' maggiormente necessario in una dieta vegan rispetto a una onnivora, anzi, piuttosto il contrario]. Come tutti gli atleti molto attivi, prendo anche integratori di calcio e magnesio, sto attento ad assumere una buona quantita' di questi elementi.
Per quanto riguarda il ferro, non ci sono problemi, io mangio molta verdura a foglia verde, legumi, noci e semi, e cereali integrali. Faccio gli esami del sangue e non ho mai avuto problemi di anemia e nemmeno sensazioni di debolezza. Invece bisogna mantenere un alto apporto di calorie. Tutto e' importante. Se la qualita' del cibo e' come deve essere, si assumono ferro, calcio, proteine in gran quantita'. A meno che non si mangi cibo-spazzatura e si bevano solo bibite gassate, che sono cose vegan, si', ma in quel caso certamente si iniziano a notare carenze. Io cerco di nutrirmi con cibi integrali. E bevo cose tipo succo di frumento o succo di orzo - specie quando viaggio e non riesco ad avere questi succhi freschi, bevo un prodotto che si chiama Green Magma. E' come avere il mio cibo integrale piu' le vitamine in un solo bicchiere. E' un'ottima fonte di vitamine e minerali. Non prendo i vari integratori che vanno di moda oggi. Io prendo i nutrienti necessari dal cibo integrale che mangio.
Domanda:
Ci sono alcune persone che sostengono la teoria che alcuni gruppi sanguigni siano adatti alla scelta vegan piu' di altri. Se non ti spiace dirlo, qual e' il tuo gruppo sanguigno?
Sono 0 positivo. Secondo questa teoria, non dovrei "funzionare" con una dieta vegan. Ma ci sono tanti processi complicati che hanno luogo nel nostro corpo. Ed e' sorprendente quanto il corpo riesca ad adattarsi. C'e' un libro che vorrei incoraggiare tutti a leggere, si chiama "The China Study" (vedi dossier in italiano Progetto Cina sul sito di SSNV). E' stato scritto da due professori che hanno fatto uno studio estensivo sul cancro. E' affascinante. Noi cerchiamo di suddividere le persone in categorie, ma io credo che il corpo sia adattabile. Certe persone, si', hanno bisogno di piu' proteine, che possono venira dal tofu o dai legumi o cereali.
Io credo che la dieta vegetariana possa essere adottata da chiunque. A volte ci vuole un po' piu' di impegno. Guardate gli africani dell'est - alcuni dei migliori corridori del mondo, o anche i Giapponesi se e' per questo. Molti di loro sono cresciuti con una dieta essenzialmente vegetariana, per lo piu' per necessita'. Ovviamenti ora possono mangiare un sacco di carne nei loro centri di allenamento, perche' per alcuni la carne e' diventata qualcosa che si possono permettere. Ma molte di queste persone sono vissute di cereali, legumi, verdure. La carne e' sempre stata riservata alle occasioni speciali.
E poi prendiamo ad esempio Tarahumara in Messico. Penso che stia diventando ancora piu' importante da un punto di vista ambientale. A tutti noi corridori piace respirare aria fresca. Nutrirci in modo da minimizzare l'impatto sull'ambiente sta diventando una questione molto importante.
Fonte Agireora
PSICOLOGIA: Tre tipologie di runner a Manfredonia
Posted by linfordbif in TrainingManfredonia è una cittadina della provincia di Foggia situata alle porte del Gargano. In questa caratteristica città spalmata per lo più lungo la costa e dove l’attività prevalente è ancora la pesca, vi è un fenomeno particolare relativo al mondo della corsa, in particolare vi sono 3 tipologie di atleti e cioè:
- atleti d’elitè a livello internazionale quali Matteo PALUMBO che ha militato nel Gruppo Sportivo dei Carabinieri e Dario SANTORO già convocato almeno 3 volte in Nazionale;
- atleti a livello amatoriale che militano per lo più con la società GARGANO ONLUS, gruppo che partecipa a diverse manifestazioni podistiche in giro per l'Italia e non solo, è un gruppo non solo competitivo ma anche un gruppo di condivisione, riescono a correre assieme fermandosi ogni tot chilometri per aspettare gli altri non lasciando amici in difficoltà da soli sia nella corsa che nella vita;
- ultramaratoneti quali Michele SPAGNUOLO.
Gli atleti che hanno l’opportunità di transitare dalle parti di Manfredonia oltre a conoscere la città con il suo castello, chiese, scorci panoramici e sue prelibatezze hanno anche l’opportunità di poter incontrare i diversi atleti locali , in particolare se vogliono aggregarsi al gruppo di atleti amatori possono consultare il sitowww.ciambonet.blogspot.com, di solito un cospicuo gruppo composto dalle 20 alle 30 unità si raduna sul lungomare nord di Manfredonia vicino la pretura alle 07.00 circa la domenica quando non gareggiano per percorrere una distanza di una ventina di km, il gruppo numeroso in partenza, si sgrana nel corso dell’uscita in quanto è composto di atleti di diverso livello tecnico e di diversa preparazione per poi ricompattarsi ogni 5-6 km, l’uscita in gruppo è un occasione per condividere passione della corsa e per confrontarsi sui propri vissuti al di là corsa, infatti vi partecipano i diversi attori che con le loro arti e mestieri permettono alla cittadina di Manfredonia di esistere e di essere conosciuta, tra i tanti protagonisti vi è il fornaio, i pescatori, il gommista, l’odontotecnico, i camionisti, i mutatori/carpentieri, gli appartenenti alle Forze Armate, i fotografi, gli infermieri e altre figure che contribuiscono al rendere Manfredonia una cittadina sana, appetibile ed, anche, un’attrazione turistica. Coloro che vogliono cimentarsi in una distanza più lunga o in un trail in montagna possono aggregarsi al mitico Michele SPAGNOLO reperibile al suo negozio di “scarpe running e non solo” sito in Corso Manfredi 303 che si definisce il Bruce Chatwin della corsa e può condurvi in un’uscita a contatto con la natura raggiungendo l'Abbazia di Santa Maria di Pulsano o la Grotta di San Michele Arcangelo sita in Monte Sant’Angelo.
Riporto una breve intervista all’ultramaratoneta Michele SPAGNUOLO:
1. Cos’è per te la corsa?
Per me la corsa è vita, attraverso la corsa mi emoziono, conosco altri, è un modo per pubblicizzare il mio negozio, è salute, è un’opportunità di elaborare soluzioni ai miei problemi.
2. A quali gare partecipi?
Cerco di partecipare a gare sempre più difficili, più lunghe, più estreme, ho partecipato a gare della distanza di 100 km, alla “Nove Colli Running" di Cesenatico, gara podistica di 202 km dove ci ho impiegato 30 ore.
3. Che significa per te partecipare a gare così impegnative?
Per me è, innanzitutto, una sfida personale, poi è un modo di stare nel tunnel in quanto in queste gare estreme è come stare in tunnel, dove si riesce a trovare la luce al traguardo, e questo può essere paragonato alla soluzione dei problemi, io ho fiducia nel risolvere i miei problemi così come ho fiducia nel portare a termine la gara, una gara che può rendere l’idea è la maratona di Napoli dove si attraversa il tunnel in corrispondenza di fuorigrotta ma nel tunnel si riesce ad intravedere la luce che corrisponde alla speranza, finchè c’è luce ci posso credere.
4. Come ti alleni per gare così impegnative?
Il segreto è partire per mete particolari, allettanti, distraenti, interessanti, a contatto della natura e il nostro territorio ne è ricco, per esempio sono diventate tappe fisse il raggiungimento dell'Abbazia di Santa Maria di Pulsano attraverso percorsi misti comprendenti asfalto, sterrato, tratturi, roccia, prato e la Grotta di San Michele Arcangelo sita in Monte Sant’Angelo.
5. Quali sono le tue sensazioni quando raggiungi queste località?
E’ sempre una scoperta di nuove emozioni, coloro che porto con me restano sorpresi di quello che sono riuisciti a fare e restano incantati dalle bellezze naturali del territorio e dalle viste panoramiche del Golfo di Manfredonia e mi ringraziano per averli condotti in questi posti dopo 20-25 anni, perché era usanza raggiungere questi luoghi in pellegrinaggio.
6. Quali sono i tuoi obiettivi?
I miei obiettivi generali sono portare sempre più persone a correre ed in particolare a farli fare le maratone e le ultra maratone. Il massimo degli obiettivi è la Spartathlon, Atene-Sparta, 246 Km, 3800mt di dislivello positivo, 36 ore di tempo massimo.
7. Quali sono le tue risorse?
La forza mentale, la tranquillità, la serenità, il coraggio.
8. Quando hai dimostrato coraggio?
All’ultima edizione della nove colli quando mancavano pochi km ho perso la strada e mi sono ritrovato dalla parte opposta del traguardo.
9. Hai un allenatore interno?
Il mio allenatore interno è la mia forza mentale, sono io stesso che mi conosco, so cosa fare nelle varie situazioni di difficoltà.
10. Ti ispiri a qualcuno?
Un mio modello è Marco Olmo che superati i sessant'anni è lo specialista italiano più accreditato dell'ultratrail e delle corse estreme. Vegetariano, quasi vegano, da oltre 20 anni, è stato campione del Mondo vincendo l'Ultratrail del Mont Blanc, 2200 partecipanti rigorosamente selezionati, per questo giro della montagna più alta d'Europa per un totale di 163 km, 8900 metri di dislivello positivo, tre nazioni toccate dal percorso, Francia, Italia, Svizzera.
11. Mi racconti un aneddoto?
Ho un bel ricordo nel mio negozio dove un giorno sono venuti a trovarmi 2 atleti molto forti, l’argentino di Roma Tobias Gramajo e l’atleta italiano, di origine etiope, Dereje Rabattoni e mi facevano delle domande sulle mie esperienze in ultramaratone, io ero seduto sul tavolo e loro sedute sulle sedie ascoltavano le mie imprese, mi rimane un bel ricordo.
12. Ti capita di incontrare gli amici che condividono i tuoi allenamenti?
Il mio negozio è diventato un ritrovo, è situato al centro del paese, tra la villa, il campo sportivo, vista mare, sempre baciato dal sole, sia gli amici che altra gente passa dal mio negozio per salutarmi per ascoltare le mie ultime imprese o quelle che dovrò affrontare, vengono a vedere le mie medalgie, attestati, fotografie e mi chiedono consigli sulle scarpe da usare che io vendo e poi è d’obbligo il caffè alla Frizzi e Lazzi.
13. Cos’ha di tanto speciale questo caffè?
Innanzitutto è servito in un locale accanto un posto particolare di Manfredonia chiamato “U pertus du Monac” che signiifica “l’asola del monaco” e da questo posto c’è un belvedere sul porticciolo di Manfredonia, e per quanto riguarda il caffè è una chicca che bisogna assaggiarla perché la spiegazione non rende. Inoltre con gli amici di corsa adesso vi è l’usanza di festeggiare la 25^ maratona al Ristorante “Coppolarossa” ed io quest’anno ho intenzione di festeggiare lì la 100^ maratona in quanto me ne mancano solamente 2.
Ci vorrebbe maggiore attenzione per il movimento podistico di Manfredonia, per esempio manca una pista di atletica che permetterebbe ai ragazzi e ragazze di avvicinarsi a questa disciplina ed agli atleti già avviati per permetterli di fare allenamenti specifici per il proseguo della carriera sportiva.
AUGURI DI BUON 2013
Posted by linfordbif in Training
Un caro augurio di un Atletico 2013 a tutti gli Amici, Lettori e Forumisti di Webatletica.PSICOLOGIA. ‘Città per camminare': progetto per restare in forma a costo zero
Posted by linfordbif in TrainingDott. Matteo SIMONE
Psicologo, Psicoterapeuta
L’inattività fisica incide notevolmente sui costi diretti e indiretti dell’assistenza sanitaria e ha un impatto significativo sulla produttività e sugli anni di vita in buona salute. Le politiche e le azioni che favoriscono lo svolgimento dell’attività fisica rappresentano un forte investimento per la prevenzione delle malattie croniche e per il miglioramento della salute, per le relazioni sociali e la qualità della vita. (1)
Bastano 5mila passi al giorno per rimanere in salute, tre chilometri per vivere di più e meglio, poco più di trenta minuti per combattere la sedentarietà. Nasce la rete di percorsi pedonali che unisce 32 località italiane, progetto patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, dal ministero della Salute, del Senato e dal Coni
nasce una rete di percorsi pedonali che unisce 32 località italiane per restare in forma a costo zero, godendo delle bellezze naturali e culturali del nostro Paese. È ‘Città per camminare', il progetto patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, dal ministero della Salute, del Senato e dal Coni.
Nato dall'esperienza di Maurizio Damilano, campione olimpico di marcia a Moscà80, il dossier ha individuato 32 percorsi da Nord a Sud, isole comprese, adatti a una pratica motoria semplice ma efficace dal punto di vista della prevenzione. Si parte dai sentieri della Valle d'Aosta, dal ‘fitwalking all'ombra della Mole di Torino, passando per l'Idroscalo di Milano e sulle orme dei dinosauri a Rovereto, in Veneto, fino a seguire le tracce di Dante a Firenze e i cammini francescani in Umbria, a visitare i parchi di Roma per poi raggiungere i Sassi di Matera, l'Aspromonte e la natura selvaggia della Gallura. L'obiettivo adesso è aggiungere presto decine di altre località, allargando ancora di più la rete. L'iniziativa ha ottenuto anche il patrocinio della Federazione italiana hockey, di Federanziani e dell'Associazione nazionale italiana atleti diabetici. In futuro sono previste altre attività per diffondere il più possibile gli stili di vita sani tra le persone: spazio quindi a maratone, biciclettate e passeggiate collettive, ma anche concorsi per le scuole e opuscoli su alimentazione ed esercizio fisico.
L’attività fisica fa bene alle persone di ogni età: nei bambini promuove uno sviluppo fisico armonico e favorisce la socializzazione, mentre negli adulti diminuisce il rischio di malattie croniche e migliora la salute mentale. Non è mai troppo tardi per iniziare con l’attività fisica. Per gli anziani, i benefici riguardano l’autonomia funzionale, la diminuzione del rischio di cadute e di fratture e la protezione dalle malattie correlate all’invecchiamento. (2)
L’aver sperimentato la pratica di un esercizio fisico senza particolari problemi e con una minima parte di piacere potrebbe permettervi un cambiamento nella vostra vita perché vi è una distorsione percettiva positiva per quanto riguarda ad esempio le distanze, un tratto di 1km diventerà una passeggiata di 10-15 minuti e non un tratto da percorrere in auto, il 3° piano in un appartamento diventerà un occasione per fare un esercizio in salita anziché una routine consistente nel pigiare il pulsante, aspettare, entrare, salire, uscire, salutare, ecc..
Provate a percorrere queste fasi, non costa, può anche essere divertente, un’occasione per sperimentarsi, per conoscere gente, ecc..
Commissione delle Comunità Europee, Libro bianco sullo sport, Bruxelles, 11.07.2007.
www.globalpa.org.uk | 20 MAGGIO 2010.
Dott. Matteo SIMONE
PSICOLOGIA: Visualizzare per il rilassamento e la performance
Posted by linfordbif in Training
“Ho iniziato a visualizzare nel 1978. La mia visualizzazione è stata perfezionata sempre di più col passare degli anni. Questo è ciò che veramente mi ha dato il record del mondo e le medaglie olimpiche. Mi vedo nuotare in gara prima della gara reale ..... Circa 15 minuti prima della gara ho sempre visualizzato la gara nella mia mente e "vedo" come andrà. Vedo dove sono tutti gli altri, e poi mi concentro su di me. Non mi preoccupa nessun altro. Penso alla mia propria gara e a nient’altro .... Stai realmente nuotando la gara. Nella mia mente ... mi sento in acqua. "(Nuotatore olimpico di successo) (1)
Liggett e Hamada, fanno una distinzione tra imagery mentale ed imagery cinestesica. L'imagery mentale consiste nel vedersi da soli eseguire la prestazione, nel caso degli atleti, come se si stesse guardando un film o un video della loro stessa prestazione. Nell'imagery cinestesica, l'immaginazione diventa più intensa o più profonda, l'atleta sente realmente il movimento nei muscoli e sperimenta le emozioni della performance; rispetto a quella mentale, l'imagery cinestesica è più efficace a causa degli impulsi, confrontabili a quelli dell'evento reale, che vanno ai muscoli.
Frester chiama Allenamento ideomotorio (Ai) "tutte quelle forme di esercitazione nelle quali si ha un'auto-rappresentazione mentale, sistematicamente ripetuta, e cosciente dell'azione motoria che deve essere appresa, perfezionata, stabilizzata o precisata, senza che si abbia un'esecuzione reale”.
Il funzionamento dell'Ai si basa sul fenomeno ideomotorio, noto anche come effetto Carpenter. Gia` nel 1873 il fisiologo inglese William Carpenter (1813-1885) dimostro` che la semplice percezione o rappresentazione mentale di atti motori puo` condurre a reazioni muscolari, immaginare un movimento determina una stimolazione, seppure molto lieve, dei muscoli interessati dall'attività immaginativa Questo fenomeno e` stato chiamato ‘effetto Carpenter’ o ‘legge ideomotoria’.
Il risultato sarebbe un rinforzo, un consolidamento della traccia mnestica nella memoria del movimento, il che faciliterebbe la successiva esecuzione concreta. L'atleta dovrebbe non solo guardare se stesso mentre esegue l'esercizio, ma dovrebbe sentirsi quanto più possibile; più è vivida l'imagery, più la prestazione aumenta. Per avere un'imagery efficace nello sport, l'immagine deve essere colorata, realistica, e coinvolgere le emozioni appropriate; l’imagery (sia visiva, che uditiva, che motoria) attiva molte aree corticali simili a quelle attivate quando percepiamo realmente un oggetto, una figura, un suono o eseguiamo un movimento.
Fare in modo che la persona immagini l’intera prestazione dall’inizio alla fine facendo attenzione a sentire l’intero corpo, le sensazioni muscolari mentre fa questo, muovendosi all’interno dell’esperienza il più vividamente possibile e se c’è qualche distrazione suggerirgli che la può mettere in un contenitore e riprenderla in un secondo momento.
Una di queste tecniche è nota come “posto sicuro” e comporta la visualizzazione di una posizione reale o immaginaria che porta forti associazioni di relax. E’ un esercizio di visualizzazione per trasportare la persona da una situazione stressante in un luogo di pace e tranquillità: “chiudi gli occhi e respira profondamente; concentrati sul tuo respiro ed ascolta i battiti del cuore, in pochi secondi, immaginerai il tuo luogo preferito di relax: un fiume, una spiaggia, un prato; ora immagina di vedere il tuo posto sicuro da un balcone e vi è una scalinata di 10 gradini; ora inizia a scendere le scale e a ogni gradino diventi sempre più calmo, più rilassato; ogni gradino ti porta sempre più in profondità nel tuo meraviglioso luogo di relax e man mano che si scendono lentamente le scale riscontri un senso sempre più profondo di rilassamento in tutto il corpo; nel tuo luogo di relax, prenditi il tempo di immergerti nei panorami intorno a te, senti gli odori ed ascolta i suoni della musica preferita in sottofondo;sentiti sprofondare in uno stato sempre più profondo di rilassamento; mentre sei rilassato, regalati alcuni suggerimenti positivi e benefici, ad esempio, per aumentare la fiducia in te stesso, raggiungendo prestazioni di picco, o padronanza di una competenza specifica dello sport”.
Può diventare un modo efficace per mantenere la calma prima della gara.
Attraverso la visualizzazione possiamo permetterci di più rispetto al reale:
1 possiamo visualizzare il nostro posto sicuro dove possiamo rifugiarci all’occorrenza;
2 possiamo provare a cambiare; quello che rischiamo non è reale ma solo immaginario e può darci un’idea;
3 possiamo fare un viaggio immaginativo alla ricerca di nuove risorse che ci occorrono per una nuova vita.
Terry Orlick, John Partington, Mental Links to Excellence, The Sport Psychologist, 1988, 2, 105-130.
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR
Piazza Ragusa n. 5 – Roma Stazione Tuscolana
PSICOLOGIA: Mimmo vola: si piega ma non si spezza, la forte determinazione paga
Posted by linfordbif in Training
28.10.2012, ore 12.00, chiamo Mimmo RICATTI, è all’antidoping, quasi piange per l’emozione della sua prestazione, è arrivato 4° alla prestigiosa Maratona di Venezia, a pochi secondi dal 3°, dice che le condizioni atmosferiche erano proibitive e al 30° km era solo lui con una quindicina di atleti di colore. E’ contentissimo, emozionatissimo, ha fatto una bella prestazione e ciò dopo tanti infortuni, dopo tanti stop, dopo tatnti impedimenti.
Mimmo è un ragazzo serio, diligente, determinato, severo con gli altri ma soprattutto con se stesso, ma quello che gli fa fare il salto di qualità è l’essere resiliente, ad ogni impedimento si è sempre rialzato, ha sempre ricominciato con più entusiasmo di prima, con più coraggio, con più determinazione, con più esperienza, con più sicurezza e questo gli hapermesso di raggiungere tanti traguarda ad iniziare dalle gare di mezzofondo fino alla maratona intervallando le sue prestazioni a momenti che lui definisce “bui”.
Si definisce resilienza la capacità di resistere alle frustrazioni, agli stress, in generale alle difficoltà della vita. La resilienza permette la ripresa dopo un evento traumatico, dopo un infortunio, dopo una sconfitta.
La persona resiliente possiede propensione a ricercare strategie creative di fronte alle difficoltà. E’ questo che fa Mimmo, di fronte alle difficoltà lui studia, si documenta, si informa su cosa fare, come fare, a chi rivolgersi e si impegna per questo, per recuperare, per ripartire, per aggiustare il tiro, per essere protagonista, per riuscire nell’impossibile.
La persona resiliente possiede risorse personali, autostima, attitudine ad apprendere dall’esperienza), importanti relazioni familiari, amicali, e una buona rete di relazioni formali e informali. Mimmo sa su chi contare, sa a chi rivolgersi per ottenere sostegno, per ottenere supporto, sa come entusiasmare i suoi fan.
La persona resiliente affronta i problemi in modo costruttivo, sa uscire dalle situazioni difficili.
Essere resilienti significa essere duttili e flessibili, accettando di sbagliare, sapendo di poter rivedere e correggere le proprie azioni.
Psicologo clinico e dello sport
PSICOLOGIA: Cambiano motivazioni ed obiettivi ma campioni si può rimanere
Posted by linfordbif in TrainingDott. Matteo SIMONE
Psicologo, Psicoterapeuta
Si inizia a praticare sport per scelta, per caso, per riabilitazione, invogliati da genitori, da istruttori di educazione fisica, si inizia con una motivazione intrinseca, ludica, per il gusto di giocare, di divertirsi, per apprendere delle abilità da piccoli per poi incontrare lo sport da calzare, dove si è portati, dove si è visti potenziali vincenti e quindi si inizia ad investire tempo e soldi nello sport ma bisogna sempre essere consapevoli delle proprie sensazioni, dei propri bisogni, esigenze, bisogna sempre monitorare le proprie motivazioni, calibrare i propri obiettivi e decidere volta per volta cosa è meglio per se stessi, continuare la strada da campione o investire in altro, studio, lavoro, apprendere un arte o mestiere in cui credere. Ecco alcune testimonianze di alcuni campioni rispetto alle loro motivazioni ed obiettivi.
Meoni (pallavolo): “Il senso della pallavolo per me è molto cambiato. E’iniziato tutto come un gioco, un passatempo, un modo per fare movimento per poi diventare un vero e proprio lavoro. Per un periodo l’ho considerato un peso, una responsabilità e non mi divertivo più.
Oggi la pallavolo è tornata ad essere quello che era alla fine degli anni Ottanta: un gioco molto bello e strategico nel quale riesco ad esprimermi nella maniera migliore.” (1)
L’ex Bomber del Torino Paolo PULICI, 62 anni, allena i bambini della scuola calcio TRITIUM ed in un intervista su un quotidiano (2) afferma: “I calciatori di oggi giocano per i soldi, io invece gli insegno solo a divertirsi”, ed ancora: “I bambini escono da scuola e corrono qui al campo, senza nemmeno fare merenda a casa. Questo oggi sono le mie gioie …”. In queste poche parole viene fuori l’importanza della motivazione intrinseca nello sport che per i bambini è e dovrebbe essere il giocCambiano motivazioni ed obiettivi ma campioni si può rimanere
o, il divertirsi, e nel caso dell’ex campione ora la motivazione è fare qualcosa di positivo per gli altri quindi le sue gioie, la voglia di allenare è data dal piacere di fare qualcosa; l’altro aspetto che viene fuori riguarda gli obiettivi nello sport che devono sempre essere messi in discussione, riprogrammati, e così se alcuni anni fa l’obiettivo di Paolo era divertirsi lavorando, allenarsi, vincere ora non può più essere questo l’obiettivo ma basta far leva sulle proprie risorse, sulle proprie motivazioni per decidere di poter fare qualcos’altro e, comunque bene, allenando i bambini.
Ancora afferma PULICI: “Nel calcio dei grandi, dei soldi, dell’assenza di qualsiasi valore, non mi riconosco più. Io scendevo in campo per la maglia, per vincere, mica per i soldi, come fanno quasi tutti i giocatori di oggi ….”. Infatti, ritornando alle motivazioni quando si diventa campioni, professionisti, non è più sufficiente la motivazione intrinseca per ottenere risultati, per ottenere la massima prestazione, è importante anche la motivazione estrinseca, l’essere riconosciuti dagli altri, gli sponsor, i guadagni, ma la cosa è importante è che ci siano entrambe le motivazioni perché se si viene a perdere il piacere nel fare un allenamento, nel fare una prestazione, se si fa sport solo per guadagnare, in questo caso non si è più disposti a perdere, si accettano con più fatica le sconfitte,, gli infortuni e si è più facilmente tentati all’usare sostanze dopanti; potrebbe essere questo che ha portato il nostro campione di marcia a far uso di sostanze, l’aver dato importanza solamente al valore della vittoria e non al piacere, alla soddisfazione nel riuscire a fare un allenamento faticoso, nel riuscire a superare un test duro in previsione di una competizione internazionale, se lo sport diventa solamente fatica, solamente sofferenza, solamente rinunce, lo sportivo crolla, diventa vittima di uno stress che da solo non riesce a gestire e c’è il rischio che arrivi a pensare che senza vittoria è una nullità perché si è abituato a riconoscersi solo attraverso gli apprezzamenti degli altri.
Ancora dice PULICI:” Appena si iscrivono dico subito loro che il calcio è un gioco, è giusto di imparare cose nuove con i compagni, rispettando le regole ed è divertimento, a qualsiasi livello: se entri in campo allegro, fai divertire tutti, se entri arrabbiato, fai arrabbiare tutti”. Con queste parole ancora l’ex bomber ricorda che soprattutto per i più piccoli ma anche per i grandi, lo sport dovrebbe essere un’opportunità per stare assieme, per apprendere, per fare squadra, per confrontarsi, per divertirsi, per mettersi alla prova; ed è importante per gli allenatori fare attenzione a queste dinamiche, favorire uno spirito di squadra all’insegna della partecipazione, senza escludere, senza penalizzare, valutando le risorse, facendo apprezzamenti, dando feedback significativi che aiutino a crescere con sani valori, giuste regole.
Sempre sullo stesso quotidiano è riportata un consiglio sugli allenamenti da parte di Giovanni LODETTO, ex centrocampista del MILAN vincitore con la nazionale dell’Europeo del 1968, rivolto ai ragazzi delle giovanili di INTER e MILAN: “Andateci sempre per divertirvi. Se siete bravi, calciatori lo diventerete, ma non perdete la passione”. Questo conferma ancora l’importanza di iniziare lo sport con divertimento senza pretese da parte dei genitori e dei mister di eccellere, ci sarà tempo in futuro.
Sport di più magazine, N. 16 marzo-aprile 2012, pag. 35.
GAZZETTA DELLO SPORT del 3 ottobre 2012.
Psicologo clinico e dello sport
Psicoterapeuta Gestalt ed EMDRPSICOLOGIA: Credere in quello che si fa, essere convinti di quello che si fa
Posted by linfordbif in TrainingPsicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDRPsicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR
"Se desiderate compiere qualcosa nella realtà, innanzitutto visualizzate voi stessi mentre riuscite a compierla."Arnold Lazar

Diventa importante per la persona l’attenzione verso le cose che si fanno o che si evitano, diventa interessante pensare che si fanno delle cose per evitare di farne altre, diventa importante fare le cose con un’attenzione ed un interesse costante e non per abitudine, diventa interessante chiedersi, accorgersi di quello che si fa, che si sta facendo e quindi la proposta è di farsi degli interrogativi e provare a darsi delle ipotetiche risposte per provare a rendersi un po’ più consapevoli.
La persona a seguito di queste domande ed eventuali risposte potrebbe avere più consapevolezza di sé, di quello che fa, che sente, che vuole, che evita, che si aspetta e quindi essere più determinato, più convinto, più rilassato, più vincente, meno teso, meno preoccupato, insomma, può sentirsi più se stesso, più sicuro di sé e cosa più importante più responsabile e, cosa importante, a queste domande si può essere leali perché si risponde tra sé e sé.
Altro suggerimento è il credere in quello che si fa, essere convinti di quello che si fa, e ancora più importante mostrare di essere convinti quando si parla con gli altri, è importante trasmettere sicurezza di se stessi anche agli altri, perché se, per scaramanzia o per abitudine o per pararsi in caso di fallimento, agli altri viene detto di non essere in forma, di non aver potuto fare il massimo, si rischia di far credere a se stessi di questo ed è più facile il fallimento.
Inoltre, considerare di più le parti di tutto il proprio organismo e cercare di instaurare un dialogo con loro, trovare dei compromessi, fare dei patti, proporre degli scambi, per esempio alle proprie gambe e piedi si potrebbe provare a chiedere di fare uno sforzo estremo per quella giornata importante promettendo un meritato riposo o un massaggio successivamente.
Questi suggerimenti non costano niente, sono semplicemente delle proposte di piccoli cambiamenti che a qualcuno potrebbe essere utile, potrebbe fruttare una decisione con una maggiore consapevolezza.
PSICOLOGIA: La pratica di darsi un obiettivo
Posted by linfordbif in Training
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR
"Quando non siamo in contatto con i nostri bisogni e desideri affrontiamo la vita senza remi e senza timone."
Nathaniel Branden
«Se immaginate ripetutamente e coscienziosamente di raggiungere un obiettivo, le vostre possibilità reali di successo aumenteranno notevolmente» (2)
"La pratica di darsi un obiettivo: consiste nell'identificare i nostri obiettivi a breve e lungo termine e le azioni necessarie per raggiungerli (cioè nel formulare un piano d'azione); organizzare il nostro comportamento in funzione di tali obiettivi; controllare l'azione per essere certi di non uscire dai binari; prestare attenzione al risultato di tali azioni, per riconoscere se e quando è necessario ritornare alla fase di progettazione."(3)
E’ necessario innanzitutto formulare obiettivi a breve, medio e lungo terLa pratica di darsi un obiettivo
mine: obiettivo a breve termine scadenza uno o due mesi, obiettivo a medio termine sei mesi, quello a lungo termine un anno.
Obiettivi specifici e prossimi sono più efficaci nel dirigere l’azione, obiettivi specifici dirigono meglio di obiettivi generali, obiettivi difficili sono meglio di obiettivi modesti, obiettivi troppo facili e poco incentivanti inducono demotivazione, obiettivi a medio termine favoriscono il raggiungimento di obiettivi a lungo termine.
Fatti un film del tuo prossimo futuro, come sarà la tua vita in preparazione della tua meta? Quali sono le tue risorse? Quali tue caratteristiche devi o puoi potenziare, migliorare?
Visualizza i tuoi gesti, le tue difficoltà, i momenti importanti, critici, e prova a vedere com'è, che effetto ti fa, puoi sentirti soddisfatto? Puoi riparare qualcosa? Puoi correggere il tiro?
Prova a visualizzare di cambiare qualcosa, di correre un piccolo rischio nel fare qualcosa di diverso, vedi che effetto ti fa, quali sono le tue sensazioni e poi prova nella realtà.
Siamo tutti in grado di perseguire i nostri sogni e raggiungere obiettivi significativi.
DJOKOVIC: “Ho cercato, sin da piccolo, di vedermi in campo l’ultima domenica di Wimbledon giocare la finale, per me è sempre stato l’obiettivo numero uno”. (4)
Gli obiettivi devono essere:
significativi, stimolanti, chiari;
difficili ma non inarrivabili;
mirati al miglioramento graduale della prestazione più che al risultato.
Obiettivi ben definiti e stimolanti accrescono e mantengono la motivazione.
Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l’autoefficacia dell’atleta. “Quando ti dai obiettivi troppo elevati e non sei in grado di raggiungerli, il tuo entusiasmo si trasforma in amarezza. Cerca una meta più ragionevole e poi gradualmente sorpassala. È il solo modo per arrivare in vetta.” (Emil Zatopek)
Definizione dell’obiettivo: formulazione in termini positivi, descritto in termini multisensoriali, avere forte carica motivazionale, essere verificabile, tenuto sotto il proprio controllo, rispettare l’ecologia.
Descrizione in termini multisensoriali: Quanto più i tuoi sensi sono coinvolti nella descrizione precisa dell’obiettivo tanto più ti sentirai motivato, e più facile sarà attingere alle tue risorse interne per perseguire le mete desiderate.
Carica motivazionale dell’obiettivo: Cosa c’è di così importante per me nel raggiungimento di questo obiettivo?
Prima che un progetto acquisti contorni determinati si muove dentro di noi come possibilità, come un sogno da realizzare, come un desiderio, una spinta. …l’obiettivo permette un orientamento dell’azione l’azione stessa si determina come intenzione (un dirigersi verso), decisione (ciò che si vuole) e realizzazione (obiettivo già raggiunto). Solo con una chiara e dettagliata idea di quelli che sono i tuoi propri obiettivi la mente riesce ad organizzare comportamenti in funzione del raggiungimento dell’obiettivo stesso.
Le nostre credenze riguardanti un certo risultato futuro contribuiscono a concretizzare proprio quel risultato che avevamo presagito.
Ricorda un evento, episodio, prestazione, dove sei riuscito, quali erano le sensazioni? Cosa ha contribuito alla tua riuscita? Quali tue caratteristiche sono state determinanti? Chi ha contribuito al tuo successo?
Simone M., Psicologia dello sport e non solo, Aracne, Roma, 2011, pag. 22.
Arnold Lazarus, L’occhio della mente, Astrolabio, Roma, 1989, pag. 50
Nathaniel B., L’arte di vivere consapevolmente, Corbaccio, Milano, 2006, pag. 165.
Corriere sport stadio 2.7.2011.
F.Cantaro, G.Guastalla, Il segreto della PNL, Sonda, 2009, p. 109.
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR
PSICOLOGIA: Visualizzazioni ed allenamento ideomotorio
Posted by linfordbif in TrainingPsicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR
“Ho iniziato a visualizzare nel 1978. La mia visualizzazione è stata perfezionata sempre di più col passare degli anni. Questo è ciò che veramente mi ha dato il record del mondo e le medaglie olimpiche. Mi vedo nuotare in gara prima della gara reale ..... Circa 15 minuti prima della gara ho sempre visualizzato la gara nella mia mente e "vedo" come andrà. Vedo dove sono tutti gli altri, e poi mi concentro su di me. Non mi preoccupa nessun altro. Penso alla mia propria gara e a nient’altro .... Stai realmente nuotando la gara. Nella mia mente ... mi sento in acqua. "(Nuotatore olimpico di successo) (1)
Liggett e Hamada, fanno una distinzione tra imagery mentale ed imagery cinestesica. L'imagery mentale consiste nel vedersi da soli eseguire la prestazione, nel caso degli atleti, come se si stesse guardando un film o un video della loro stessa prestazione. Nell'imagery cinestesica, l'immaginazione diventa più intensa o più profonda, l'atleta sente realmente il movimento nei muscoli e sperimenta le emozioni della performance; rispetto a quella mentale, l'imagery cinestesica è più efficace a causa degli impulsi, confrontabili a quelli dell'evento reale, che vanno ai muscoli.
Frester chiama Allenamento ideomotorio (Ai) "tutte quelle forme di esercitazione nelle quali si ha un'auto-rappresentazione mentale, sistematicamente ripetuta, e cosciente dell'azione motoria che deve essere appresa, perfezionata, stabilizzata o precisata, senza che si abbia un'esecuzione reale”.
Il funzionamento dell'Ai si basa sul fenomeno ideomotorio, noto anche come effetto Carpenter che a sua volta, si fonda sul fatto che immaginare un movimento determina una stimolazione, seppure molto lieve, dei muscoli interessati dall'attività immaginativa. si fonda sul fatto che immaginare un movimento determina una stimolazione, seppure
molto lieve, dei muscoli interessati dall'attività immaginativa
Il risultato sarebbe un rinforzo, un consolidamento della traccia mnestica nella memoria del movimento, il che faciliterebbe la successiva esecuzione concreta. L'atleta dovrebbe non solo guardare se stesso mentre esegue l'esercizio, ma dovrebbe sentirsi quanto più possibile; più è vivida l'imagery, più la prestazione aumenta. Per avere un'imagery efficace nello sport, l'immagine deve essere colorata, realistica, e coinvolgere le emozioni appropriate; l’imagery (sia visiva, che uditiva, che motoria) attiva molte aree corticali simili a quelle attivate quando percepiamo realmente un oggetto, una figura, un suono o eseguiamo un movimento.
Fare in modo che la persona immagini l’intera prestazione dall’inizio alla fine facendo attenzione a sentire l’intero corpo, le sensazioni muscolari mentre fa questo, muovendosi all’interno dell’esperienza il più vividamente possibile e se c’è qualche distrazione suggerirgli che la può mettere in un contenitore e riprenderla in un secondo momento.
Una di queste tecniche è nota come “posto sicuro” e comporta la visualizzazione di una posizione reale o immaginaria che porta forti associazioni di relax. E’ un esercizio di visualizzazione per trasportare la persona da una situazione stressante in un luogo di pace e tranquillità: “chiudi gli occhi e respira profondamente; concentrati sul tuo respiro ed ascolta i battiti del cuore, in pochi secondi, immaginerai il tuo luogo preferito di relax: un fiume, una spiaggia, un prato; ora immagina di vedere il tuo posto sicuro da un balcone e vi è una scalinata di 10 gradini; ora inizia a scendere le scale e a ogni gradino diventi sempre più calmo, più rilassato; ogni gradino ti porta sempre più in profondità nel tuo meraviglioso luogo di relax e man mano che si scendono lentamente le scale riscontri un senso sempre più profondo di rilassamento in tutto il corpo; nel tuo luogo di relax, prenditi il tempo di immergerti nei panorami intorno a te, senti gli odori ed ascolta i suoni della musica preferita in sottofondo;sentiti sprofondare in uno stato sempre più profondo di rilassamento; mentre sei rilassato, regalati alcuni suggerimenti positivi e benefici, ad esempio, per aumentare la fiducia in te stesso, raggiungendo prestazioni di picco, o padronanza di una competenza specifica dello sport”.
Può diventare un modo efficace per mantenere la calma prima della gara.
Attraverso la visualizzazione possiamo permetterci di più rispetto al reale:
1 possiamo visualizzare il nostro posto sicuro dove possiamo rifugiarci all’occorrenza;
2 possiamo provare a cambiare; quello che rischiamo non è reale ma solo immaginario e può darci un’idea;
3 possiamo fare un viaggio immaginativo alla ricerca di nuove risorse che ci occorrono per una nuova vita.
Terry Orlick, John Partington, Mental Links to Excellence, The Sport Psychologist, 1988, 2, 105-130.
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR
PSICOLOGIA: Ciò che distingue un campione da un atleta comune è la resilienza
Posted by linfordbif in Training
La percezione soggettiva della sconfitta dipende innanzitutto da due aspetti sui quali si lavora molto con un allenamento psicologico, e cioè la formulazione delgi obiettivi e la motivazione.
Per quanto riguarda gli obiettivi, l’atleta dovrebbe essere in grado di formulare una pianificazione degli obiettivi a breve, medio e lungo termine, obiettivi che siano difficili ma raggiungibili, sfidanti, si dovrebbero poer visualizzarli, immaginarli nel momento in cui si raggiungono gli obiettivi.
Può capitare che ci siano delle difficoltà nel raggiungere questi obiettivi e qualche volta l’atleta può considerare il non raggiungimento di un obiettivo prefissato come una sconfitta personale.
Ma nello sport si mettono in conto le sconfitte, servono a farti fermare, riflettere, fare il punto della situazione, osservare, valutare, capire cosa c’è stato di utile, di importante nella prestazione eseguita e su cosa, invece, bisogna lavorare, cosa si può migliorare. Quindi, tutto sommato, la sconfitta potrebbe servire per fare una valutazione dell proprie risorse, punti di forza e, al contempo, delle criticità.
L’altro aspetto di cui accennavo all’inizio, importante in caso di prestazione percepita come sconfitta è la motivazione, se un atleta è fortemente motivato nel voler praticare il suo sport che comporta lavori, sacrifici, rinunce, affronterà le sconfitte a testa alta, complimentandosi con se stesso per quello di buono che è riuscito a fare finora, complementandosi con l’avversario per la bravura dimostrata iCiò che distingue un campione da un atleta comune è la resilienza
n quell’occasione, anche perché prima o poi lo trovi uno più forte o che comunque riesce a batterti.
Diversamente accade per i campioni che hanno estremo bisogno, estrema necessità di confermarsi campioni, quando si raggiunge una notorietà molto elevata, eccessiva, si rischia di attrarre l’interesse non solo della vita sportiva dell’atleta ma dell’intera vita privata, e questo se all’inizio può essere piacevole per il piacere di essere riconosciuti, contattati, alla lunga può produrre stress, nervosismo, deconcentrazione, fino alla distrazione disfunzionale dall’attività sportiva praticata.
L’atleta è tentato a rilassarsi troppo, a non investire proficuamente nello sport, e questo va a discapito dellla performance che richiede un investimento notevole. In questi casi l’atleta campione è tentato a distrarsi perché cambia la motivazione, conosce il piacere della notorietà senza faticare, ma la gente si interessa a lui per il solo fatto di essere stato campione e ciò può portare a una reale fine carriera.
Ciò che distingue un campione da un atleta comune è la resilienza, il cui significato è: “mi piego ma non mi spezzo”, che sta a significare che il vero campione esce fuori dalle sconfitte con più voglia riscattarsi, di far meglio, di migliorare gli aspetti, le aree in cui ha mostrato carenza. Chi è resiliente, infatti, non si lascia abbattere da una sconfitta ma ne esce rafforzato, analizza i suoi errori e trova le giuste soluzioni per tornare a vincere. È grazie a questa dote del carattere che si diventa campioni: alcuni ci nascono altrimenti la si può sempre coltivare.
Il concetto di resilienza è presente anche nelle persone che subiscono traumi, quelli che possiedono questa caratteristica non vanno incontro a stress acuti, o disturbi post traumatici di stress, ma ne escono più forti, con un valore aggiunto.
Lo sportivo non è solo, è circondato dall’allenatore che dovrebbe conoscere le sue potenzialità, i suoi punti di forza e di debolezza, dovrebbe costruire con l’atleta un progetto di obiettivi raggiungibili, stimolanti, da rivalutare all’occasione, dare feedback adeguati, spiegare le sedute di allenamento, l’importanza del gesto sportivo, il significato, raccontare aneddoti, far parte della storia sportiva dell’atleta, condividere momenti di gioia e sofferenza, di vincite e di sconfitte, essere disposto ad ammettere di aver fatto un errore, di aver preteso, di aver sottovalutato, di non aver considerato.
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR
Piazza Ragusa n. 5 – Roma Stazione TuscolanaPSICOLOGIA: METAFORE E PARADOSSI
Posted by linfordbif in TrainingPsicologo clinico e dello sport, Psicoterapeuta gestalt ed EMDR

…Può darsi che ci sia bisogno di fissare e raggiungere lungo la strada degli obiettivi intermedi, equivalenti agli alberi sui quali chi viaggia nella giungla si arrampica per verificare la fase successiva del suo cammino. Ciascuno di questi obiettivi intermedi è una possibilità di passare in rassegna i progressi compiuti e forse anche di fissare un nuovo corso. Per spiegare questo processo ai pazienti può esssere utilizzata la metafora della ‘giungla’, oppure qualsiasi altra metafora che affronti il tema dell’avanzare in un viaggio fase per fase. (1)
Se la strada diretta è interrotta prenderne una indiretta
Milton H. Erickson
L’inconscio parla e reagisce con immagini , simboli e quindi metafore; perciò è il linguaggio analogico (quello cioè dell’emisfero cerebrale non dominante ) quello che meglio si adatta all’inconscio. In psicoterapia è molto più efficace una buona immagine mentale che tante analisi, spiegazioni, definizioni.
Watzlawick fa una distinzione tra quelli che chiama schemi di linguaggio dell’emisfero destro e dell’emisfero sinistro. Secondo quest’autore noi sogniamo nel linguaggio dell’emisfero destro e anche le battute, i paradossi, la poesia, gli aforismi… le ambiguità, le allusioni e naturalmente le metafore venogno comprese…nell’emisfero cerebrale destro. Nessuna di queste forme di comunicazione si affida alla comunicazione diretta, digitale, logica delle idee, che è compito dell’emisfero sinistro…
Watzlawick è convinto che in molti dei problemi più difficili da trattare che il paziente presenta al terapeuta quello che è necessario è un cambiamento di ‘secondo ordine’. Il cambiamento di secondo ordine….implica andare al di là dellla semplice applicazione di misure logiche (come provare di più) per passare a qualcosa di meno logico, copme per esempio ridere dei precedenti tentativi di provare di più, addirittura impiegare un approccio totalemte paradossale…E’ nell’emisfero destro, afferma Waztlawick, che avvengono i processi responsabili del cambiamento di secondo ordine. Per entrare in contatto con l’emisfero destro, l’emisfero sinistro deve essere bloccato. Watzlawick considera l’emisfero sinistro come una specie di guardiano logico che mantiene i sistemi relativi alla risoluzione dei problemi della persona lungo certe linee predeterminate. (1)
Forse le informazioni più importanti che i terapeuti possono ricavare dal bambino sono quelle delle esperienze positive riguardanti hobby, film, personaggi dei cartoni animati o dei fumetti, compagni di gioco, animali, avvenimenti, ricordi e altro, che abbiano avuto un effetto benefico. Questa messa a fuoco delle esperienze positive differisce dagli approcci tradizionali in cui viene posta in risalto l’area del problema. Come terapeuti, noi siamo pienamente consapevoli della forza esercitata da ricordi e traumi dolorosi, ma tendiamo a minimizzare o semplicemente a trascurare il corollario di questa realtà: anche all’aspetto positivo può essere associata una valenza altrettanto potente…Queste associazioni piacevoli possono fungere da ‘biglietto d’ingresso’ al personalissimo mondo interiore delle risorse del bambino. Ci aiutano inoltre a formare la ‘struttura di fondo’ della metafrora, con il ricorso a scene, attività e avvenimenti già familiari al bambino. (2)
La goffagine del bambino che cerca di stare in piedi, coi piedi incrociati e così via, è simile alla goffaggine di noi tutti quando cerchiamo d’imparare qualcosa di nuovo.
Con la descrizione dei plausibili tentativi del bambino nel suo apprendere a stare in piedi e a camminare, Erickson favorisce la regressione dell’ascoltatore a livello infantile.
…ricorda inoltre al paziente che impare è o è stato difficile, ma che imparerà, se persiste…
Voi non sapete come avete imparato a stare in piedi, ma possedete quell’informazione.
Questo era uno dei più importanti principi di Erickson: la fiducia che la persona possa trovare , nella propria storia naturale, le risorse per superare il problema per il quale sta cercando aiuto. In questo racconto, egli ricorda alle persone che esse possiedono delle risorse delle quali non si rendono conto. (2)
Mentre si sta creando rapport è meglio di solito accettare la concezione delle cose che ha il paziente. I pazienti esprimono talvolta varie paure ingiustificate, preoccupaizoni, pensieri depressivi o idee ossessive…
Milton Erikson…aveva un modo di accettare le affermazioni dei pazienti e allo stesso tempo aggiungervi qualcosa di significativo. Così se una paziente veniva da lui e gli diceva di sentirai molto depressa, di non avere speranze per il futuro e di aver pensato di uccidersi, lui le diceva: “Dunque, lei si sente molto giù, molto depressa, ha poche speranze per il futuro e ha pensato di uccidersi, e non sa davvero per quanto tempo si sentirà così o quando la depressione finirà”.
In una tale interazione il terapeuta non ha negato nulla di ciò che la paziente ha detto, ma ha aggiunto una coda alla fine della sua risposta, che alla paziente è difficile negare; effettivamente è vero che non sa quando finirà la sua depressione, tuttavia la frase del terapeuta contiene anche il messaggio implicito che in un qualche momento del futuro la depressione finirà.
E’ possibile portare ulteriormente avanti questo processo ed esaminare possibili momenti futuri per la cessazione della depressione, per esempio dicendo una cosa del tipo: “Lei non sa se durerà un’altra settimana, o due settimane, o forse addirittura tutto un mese”.(1)
Metafore artistiche
Sono produzioni artistiche quali disegni, dipinti, modelli in creta o in plastilina, strutture costruite col Lego o qualsiasi altra produzione rappresentatne uno stato di emozione, un’esperienza o qualche altro elemento che possa essere di importanza nel processo del trattamento. Questa tecnica è valida soprattutto coi bambini.
Se un bambino dice di essere arrabbiato o addolorato, gli si può chiedere di disegnare questa ‘rabbia’ … Oppure gli si può chiedere di disegnare il suo dolore, e poi disegnare che aspetto ha quando il dolore diminuisce. La fase successiva potrebbe essere di disegnare il suo miglioramento…E’ un utile strumento che il terapeuta infantile può utilizzare per stabilire un’effficace comunicazione coi suoi pazienti.(1)
Sotto il profilo etimologico un paradosso è un’asserzione che va contro (in greco parà) l’opinione comune (doxa). ). Ma la sua definizione più esauriente e più largamente accettata è quella coniata dal filosofo inglese Mark Sainsbury, secondo il quale un paradosso è «una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili, mediante un ragionamento apparentemente accettabile». Il compito dei paradossi: mettere in discussione le nostre convinzioni, denunciare la fallacia dei ragionamenti intuitivi con i quali spesso cerchiamo di decifrare i fenomeni che ci circondano.
La sua celebre pipa dipinta in realtà è una pipa e non lo è.
Lo è sotto il profilo semantico (quell’immagine significa la pipa), ma non lo è sotto il profilo sintattico (quell’immagine non sarà mai una pipa da fumare).
"Ceci n'est pas une pipe". Infatti dice Magritte:"Chi oserebbe pretendere che l'immagine di una pipa è una pipa? Chi potrebbe fumare la pipa del mio quadro? Nessuno. Quindi, non è una pipa". E' chiaro che la pipa del quadro non può essere fumata. E' un paradosso logico-linguistico che sconvolge le nostre tranquille aspettative teoriche e visive.
Magritte ne «I due misteri» dipinge un’enorme pipa e, sotto, un cavalletto con un altro quadro che riproduce a sua volta una pipa, ma con la scritta: «Ceci n’est pas une pipe».
Magritte spiazza colui che guarda: ci sono due pipe oppure due disegni di pipe? O una pipa e il suo dipinto o due dipinti di una pipa vera, oppure due disegni che non sono e non rappresentano né l’uno né l’altra e a che cosa dunque si riferisce la frase scritta sul quadro nel quadro?
Parlando di paradossi, ci ancoriamo alla definizione operativa datane da Tennen: “tattiche e manovre che sono apparentemente in contrasto con gli scopi della terapia ma che in realtà sono progettate per raggiungerli”.
Paradossali, in parole povere, sono allora tutti gli interventi che prevedono un’esplicita prescrizione del sintomo, o almeno il fatto di lodarlo, connotarlo positivamente, incoraggiarlo, preoccuparsi che possa sparire troppo alla svelta ecc.. (3)
(1) P. Barker, L’USO DELLA METAFORA in PSICOTRAPIA, Roma, ASTROLABIO, 1987.
(2) M.H. Erickson, LA MIA VOCE TI ACCOMPAGNERA’, Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1983.
(3) M. Selvini Palazzoli, S. Cirillo, M. Selvini, A M. Sorrentino, I giochi psicotici nella famiglia, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1988
PSICOLOGIA: La Promozione della Salute per il benessere individuale, relazionale e socialeagnare salute
Posted by linfordbif in TrainingPer promozione della salute si intende il processo che
consente alle persone di esercitare un maggiore controllo sulla propria salute e di migliorarla. Per conseguire uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, l’individuo o il gruppo devono essere in grado di identificare e realizzare le proprie aspirazioni, di soddisfare i propri bisogni, di modificare l’ambiente o di adattarvisi.
Il mutare dei modelli di vita, del lavoro e del tempo libero influisce in modo decisivo sulla salute. Lavoro e tempo libero devono divenire fonti di benessere per tutti. Il modo stesso in cui la società organizza il lavoro deve contribuire a renderla più sana. Dalla promozione della salute derivano condizioni di vita e di lavoro più sicure, stimolanti, gratificanti e piacevoli. (1)
L' Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato le “Global recommendations on physical activity for health”. Questo documento indica i livelli di attività fisica raccomandati per la salute nelle fasce d'età 5-17 anni, 18-64 anni e over65. Le raccomandazioni sono orientate alla prevenzione primaria delle malattie cardiorespiratorie, metaboliche, muscolo-scheletriche, tumorali e dei disturbi depressivi.
Quattro ore di sport a settimana sono il segreto per mantenersi in salute secondo le raccomandazioni dell'Istituto Superiore di Sanità emanate nell'ambito del programma "Guadagnare Salute" sulla linea delle Global recommendations on physical activity for health redatte dall'OMS.
L’attività fisica fa bene alle persone di ogni età: nei bambini promuove uno sviluppo fisico armonico e favorisce la socializzazione, mentre negli adulti diminuisce il rischio di malattie croniche e migliora la salute mentale. Non è mai troppo tardi per iniziare con l’attività fisica. Per gli anziani, i benefici riguardano l’autonomia funzionale, la diminuzione del rischio di cadute e di fratture e la protezione dalle malattie correlate all’invecchiamento. (2)
EPODE e "Tiger Kids" sono due esempi innovatori di progetti comunitari per promuovere comportamenti sani nei bambini. Es esempio, EPODE riunisce genitori, insegnanti, professionisti della sanità e aziende locali in diverse città della Francia. Le azioni comprendono eventi quali "settimane dell'alimentazione", nel corso delle quali ai bambini si insegnano buone abitudini alimentari, nonché l'organizzazione e il controllo da parte dei genitori di "comitive autobus" per recarsi a piedi a scuola. "Tiger Kids" è destinato ai bambini di età prescolastica e scolastica in quattro regioni della Germania. L'iniziativa è destinata a definire una norma di qualità per la prevenzione dell'obesità e comporta la partecipazione dei genitori per promuovere l'alimentazione e l'attività dei bambini sia all'interno che all'esterno della scuola.
I ragazzi più sportivi sarebbero meno inclini al consumo di sostanze. E’ quello che emerge da uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto per la Ricerca Sociale di Ann Arbor nel Michigan (USA) e pubblicato sulla rivista Addiction.
L’obiettivo della ricerca era quello di capire fino a che punto l’esercizio fisico influisse sull’assunzione o meno di sostanze tra i giovani adulti. Il campione preso in esame era composto da oltre 11mila ragazzi statunitensi dai 18 ai 26 anni. Diversi gruppi di giovani sono stati seguiti dal 1986 fino al 2001 con 4 sondaggi consecutivi nei quali veniva chiesto il livello di attività fisica svolta, il consumo di alcol, sigarette o marjiuana nel corso degli ultimi 30 giorni prima del sondaggio e in generale nei periodi precedenti oltre alle generalità su componenti del nucleo familiare, livello di istruzione, età e genere.
I risultati hanno mostrato che maggiore è l’attività sportiva minore è il consumo di sostanze già all’inizio dello studio con i giovani intorno ai 18 anni di età. Inoltre è stato osservato che un aumento dei livelli dell’attività sportiva praticata dai giovani con il passare degli anni, risulta in una corrispondente diminuzione di uso di sigarette, marijuana e altre droghe.
L'attività fisica comprende tutta una serie di attività, dalle attività sportive organizzate, fino al "pendolarismo attivo" o alle attività all'aria aperta. (3)
Molti sono intenzionati ad iniziare a praticare una forma di esercizio fisico per diversi motivi quali il dimagrire, il rispondere ad una richiesta di un medico, ecc., ma dall’intenzione al voler iniziare c’è tanta strada da fare, molti intenzionati non hanno ancora iniziato e non inizieranno mai seppur ne abbiano l’intenzione o la necessità.
Come fare per uscire da questo blocco mentale?
Innanzitutto la persona può intraprendere un percorso di autoconsapevolezza che possa agevolare la progressione nei sotto elencati stadi teorizzati con il modello transteoretico Di Clemente e Prochaska:
Nella prima fase, chiamata precontemplativa, i soggetti non sono consapevoli o interessati alle conseguenze del proprio comportamento nocivo e quindi non esprimono alcuna intenzione di cambiare nell’immediato futuro.
In questo caso sono inutili i suggerimenti degli amici, parenti, colleghi perché la persona che non vuol sentire non sente ma continua la sua vita con le sue modalità perché è lui che conduce il carro che conosce i suoi bisogni e non accetta intrusi, in questo caso è indicata una psicoeducazione e cioè un esperto che illustri alla persona la sua situazione in una maniera diversa dal comune, ad esempio con metafore, con paradossi, con visualizzazioni.
Nella fase contemplativa le persone dichiarano di aver pensato di cambiare il comportamento ma senza assumersi ancora impegni precisi verso una modifica.
Questa può essere una fase di stallo, la persona è consapevole del proprio disagio, ha deciso di porre rimedio ma non ha ancora iniziato.
Qui c’è da lavorare con la persona per permetterle una spinta proplusiva verso il cambiamento. Si può chiedere alla persona innanzitutto di individuare inizialmente un giorno della settimana in cui può pensare di iniziare o teminare una determinata attività, ed assieme si può cercare di fare una programmazione mentale di quello che potrebbe avvenire quel giorno a partire dalle sensazioni che potrebbe sperimentare, ad esempio di piacevolezza, di autoefficacia per essere riuscito nell’obiettivo preposto, ecc..
La fase di preparazione indica l’intenzione di agire nel futuro prossimo e la presenza di tentativi di cambiare il proprio comportamento in passato.
Dopo aver deciso la giornata giusta e valutato i diversi dettagli, si può dire che si è a buon punto in quanto è tutto organizzato e stabilito e bisogna solo aspettare il giorno stabilito. La persona non vedrà l’ora di sperimentare quanto programmato e verificare se era come aveva programmato mentalmente, se vi erano imprevisti che non aveva considerato o sorprese che aveva sottovalutato.
La fase di azione è caratterizzata da processi di liberazione, di rivalutazione di sé, attraverso i quali il soggetto si convince di essere capace di cambiare e si impegna nel modificare il proprio comportamento per un certo periodo.
Eccoci arrivati al giorno e all’ora stabilita, la persona è pronta all’azione, a partire e questo le permetterà di sentirsi capace di portare a termine un obiettivo, di sentirsi in grado di prendersi cura di se stesso, durante questa fase farà attenzione a quello che accade in quel momento, alle sue sensazioni, valuterà se è una cosa fattibile e da ripetere se può cambiare qualcosa la prossima volta.
Quando l’azione si mantiene per un tempo superiore, si dice che la persona ha raggiunto lo stadio del mantenimento.
Da quel giorno in poi la persona può decidere se continuare nell’impegno intrapreso o valutare che è qualcosa troppo grande per lui e quindi gettare la spugna e rassegarsi a soccombere.
OMS, Carta di Ottawa, 1986.
www.globalpa.org.uk | 20 MAGGIO 2010.
Commissione delle Comunità Europee, Libro bianco sullo sport, Bruxelles, 11.07.2007.
Psicologo clinico e dello sport, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR


Dott. Matteo SIMONE